Legge sulle Pmi: focus su ricambio generazionale, semplificazione e aggregazione

La legge annuale 2026 introduce misure per favorire il passaggio generazionale, la formazione e l’aggregazione tra imprese, puntando a consolidare la crescita del territorio.

Sondrio

Semplificazione, aggregazione tra imprese e ricambio generazionale delle competenze. Sono alcuni degli interventi introdotti dalla legge annuale 2026 sulle piccole e medie imprese entrata in vigore oggi. Un impianto normativo che, sul fronte del lavoro, presenta misure di particolare interesse anche per territori come la provincia di Sondrio, dove la struttura produttiva è basata principalmente su microimprese, attività familiari e artigianato diffuso.

Tra gli strumenti più rilevanti figura il part-time incentivato per i lavoratori prossimi alla pensione, accompagnato da esoneri contributivi e collegato all’assunzione di giovani under 35. La misura mira a favorire un passaggio graduale delle competenze, evitando uno dei maggiori problemi segnalati anche dal presidente di Confartigianato Sondrio Gionni Gritti: quello del ricambio generazionale.

In un territorio dove molte imprese sono a conduzione familiare e il tema del ricambio è particolarmente critico, infatti, l’intervento potrebbe contribuire concretamente alla continuità aziendale.

La legge interviene anche in materia di sicurezza sul lavoro, introducendo modelli semplificati per le Pmi e rafforzando il ruolo della formazione. In particolare, vengono disciplinati gli effetti della mancata partecipazione ai corsi obbligatori da parte dei lavoratori che beneficiano di trattamenti di integrazione salariale: la partecipazione alla formazione diventa parte integrante del sistema di tutele e politiche attive, con implicazioni dirette sia per i lavoratori sia per le imprese.

Allo stesso tempo, viene regolata in modo più puntuale la sicurezza nell’ambito del lavoro agile, con l’obbligo per il datore di lavoro di fornire un’informativa specifica sui rischi connessi.

Un capitolo centrale riguarda la delega al Governo per la riforma dell’artigianato, che include anche la revisione dei limiti dimensionali delle imprese artigiane. Si tratta di un intervento strategico se si considera che, in Lombardia, l’artigianato rappresenta circa il 28-30% del tessuto produttivo, con quasi 230mila imprese attive in settori che vanno dalla meccanica al legno-arredo, dall’alimentare al tessile fino alla lavorazione dei metalli.

E in cui la provincia di Sondrio rappresenta un caso emblematico in cui l’artigianato non è solo un comparto economico ma un elemento identitario.

I dati congiunturali del 2025 lo confermano: l’artigianato si è rivelato il settore più dinamico del territorio, con una crescita annua dello 0,7% e picchi trimestrali prossimi al 2%. Un segnale di resilienza in un contesto economico complesso, che la nuova normativa mira ora a consolidare.

Le misure su aggregazioni, reti d’impresa e semplificazioni possono rafforzare ulteriormente questa dinamica, favorendo una maggiore strutturazione delle imprese e una migliore capacità di affrontare mercati sempre più competitivi. La legge punta infatti a incentivare forme di collaborazione tra imprese, superando la frammentazione che caratterizza molti territori. Per Sondrio, questo significa creare le condizioni per mettere a sistema competenze diffuse ma spesso isolate, valorizzando filiere locali e sinergie tra settori diversi, dal turismo all’agroalimentare.

Allo stesso tempo, il tema delle competenze resta centrale: il successo delle misure sul ricambio generazionale dipenderà dalla capacità di attrarre giovani e di integrare nuove professionalità all’interno delle imprese. Per la provincia di Sondrio la combinazione tra incentivi al ricambio generazionale, rafforzamento della formazione, semplificazioni e sostegno alle aggregazioni offre strumenti concreti per consolidare la crescita di un sistema produttivo che, pur nelle sue dimensioni ridotte, ha dimostrato capacità di adattamento e dinamismo.

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