RistorExpo 2026, l’elogio della normalità: «Un’occasione per le imprese di valutare i futuri investimenti»

Dal 25 al 28 gennaio a Lariofiere professionisti della ristorazione a confronto su accoglienza, qualità e ritorno ai fondamentali del mestiere. «Per quattro giorni, il mondo dell’ospitalità e della ristorazione trova in RistorExpo un punto di riferimento»

Erba

L’elogio della normalità è la provocazione che RistorExpo 2026 lancia ai professionisti del fuori casa che si incontreranno a Lariofiere dal 25 al 28 gennaio.

Marco Galimberti (presidente Lariofiere) ha aperto la conferenza stampa di presentazione dell’evento, questa mattina, evidenziando come Giovanni Ciceri con il team di Lariofiere, Confcommercio, Fipe e Federazione Italiana Cuochi, abbiano saputo mantenere vivo l’interesse per la manifestazione in questi 28 anni: «Per quattro giorni, il mondo dell’ospitalità e della ristorazione trova in RistorExpo un punto di riferimento. Un momento culturale e formativo, soprattutto per i giovani, e un’occasione per le imprese di valutare investimenti futuri». L’iniziativa si terrà quest’anno prima del previsto, non più a marzo, ma a partire dal 25 gennaio. La scelta risponde a una richiesta degli operatori stessi, che hanno sottolineato come anticipare la manifestazione permetta di pianificare meglio i propri investimenti.

«Vogliamo creare nuovo entusiasmo e voglia di fare, bisogna tornare a essere entusiasti, perché il comparto dimostra ogni volta quanto sia bello e gratificante lavorare in questo settore – ha sottolineato Giovanni Ciceri (presidente di Fipe Como e Confcommercio Como, ideatore e curatore di RistorExpo) - Il tema di quest’anno è l’elogio della normalità. In un contesto dove spesso si vedono sovrastrutture o cose che poco centrano con il lavoro quotidiano, anche se legittime come interpretazioni, quando portate all’estremo, diventano pesanti e difficili da gestire. L’obiettivo è rendere eccezionale la normalità, far sì che ogni giorno sia vissuto come qualcosa di eccezionale».

«Normalità non significa mediocrità né fermarsi nel ragionamento – ha affermato Giacomo Mojoli - Bisognerebbe fare per la ristorazione ciò che Zalone ha fatto per il cinema in un momento di crisi, riempire le sale e conquistare il pubblico. Bisognerebbe “zalonizzare” la ristorazione. Zalone ha saputo rendere straordinario l’ordinario, combinando in modo originale elementi già esistenti, destrutturando concetti consolidati, come la commedia italiana, e rendendoli comprensibili a tutti, parlando di temi profondi in modo leggero. Questo è ciò che la ristorazione deve fare, trasformare la normalità in straordinario».

Tornare ai fondamentali: «Occorre ascoltare gli altri, capire cosa vogliono davvero, anziché raccontare solo ciò che sappiamo fare noi – ha proseguito Mojoli - Mescolare Dop e Pop, creare un’esperienza in cui le persone stiano bene, siano accudite e accolte con un sorriso, e possano uscire dal ristorante affermando: “Grazie, siamo stati bene”».

Graziano Monetti (direttore Confcommercio Como) si è soffermato sul valore sociale della ristorazione: «In un’epoca in cui la società ci isola e viviamo sempre più soli, pranzo e cena sono momenti importanti in cui ci si incontra, si socializza e si gusta il cibo. Noi siamo praticamente soci fondatori e partecipiamo in modo proattivo a questa manifestazione b2b, che mette in relazione le imprese e l’intera filiera, rafforzando legami, collaborazione e sviluppo del settore».

«Essere qui significa ritrovarsi tra persone che parlano la stessa lingua e che mettono passione, sacrificio e dedizione in ogni dettaglio del loro lavoro, il settore si ritrova così più consapevole del proprio valore – ha aggiunto Marco Caterisano (presidente Fipe Lecco) - Il territorio lecchese è cresciuto ed è sempre più attrattivo, dietro questa crescita ci sono le persone che tengono aperti bar e ristoranti, mantenendo vive le città. Non è questione di improvvisazione, ma di professionalità e formazione».

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