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Mercoledì 25 Marzo 2026
Stangata diesel, in un anno aumento del 30%
Il lecchese Riccardo Gervasoni (Fita-Cna) evidenzia gli effetti della guerra e della speculazione: «Abbiamo chiesto il credito d’imposta al Governo»
Lecco
«Ogni due settimane mi arrivano circa 3mila litri di gasolio che ora mi costano ogni volta 900 euro in più.
E’ evidente come la situazione in corso pesi sulla nostra categoria», afferma il lecchese Riccardo Gervasoni, presidente di Fita-Cna Nord Ovest e anche di Fita Cna Lombardia.
Per Fita Cna l’aumento eccezionale del costo del gasolio si lega, oltre che alle evidenti difficoltà generate dalla chiusura del traffico marittimo delle petroliere nello Stretto di Hormuz deciso dall’Iran in seguito all’attacco di Usa e Israele, a «fenomeni speculativi inaccettabili», in un’impennata di costi «che sta portando l’autotrasporto italiano oltre il punto di rottura».
In proposito una nota di Fita spiega che l’aggiornamento dei valori indicativi di riferimento pubblicato dal Mit il 17 marzo, certifica un aumento del costo del gasolio del 30,09% rispetto a giugno 2025.
Per un autoarticolato (classe D), questa variazione si traduce in un incremento dei costi totali di esercizio tra il 6% e l’8%.
Gervasoni sottolinea che «l’abbattimento di costi messo in campo dal governo è stato assorbito in un paio di giorni, abbiamo chiesto il credito d’imposta sul modello simile a quello realizzato dopo il Covid: sui tre mesi di marzo, aprile e maggio ci dovrebbero dare un credito d’imposta che dovrebbe essere intorno al 20% ma è, appunto, una stima, vediamo come si conclude la trattativa».
E se così fosse potrebbe non bastare, perché, aggiunge Gervasoni, «se i prezzi continuano a salire dovremo ancora avere un dialogo col governo, per noi il gasolio ha un’incidenza pesante. Stiamo trasferendo i maggiori costi sui clienti, con una maggiorazione che non viene classificata come aumento del costo di trasporto bensì come costo del servizio».
Significa che grazie alla clausola di adeguamento carburante, obbligatoria nei contratti scritti di autotrasporto, la componente carburante della tariffa di trasporto viene resa indipendente dalle oscillazioni del prezzo del petrolio.
Quindi, quando il prezzo alla pompa sale oltre il 2% del valore di riferimento la tariffa di autotrasporto si adegua abbassandosi in automatico.
In estrema sintesi dunque l’autotrasportatore paga di meno carburante grazie al taglio delle accise, la componente carburante della tariffa si riduce per effetto della clausola di adeguamento e la differenza viene recuperata attraverso il credito d’imposta. Il saldo complessivo per l’impresa risulta pertanto sostanzialmente invariato ed è ciò a cui ora i trasportatori puntano con la nuova misura di credito d’imposta.
«Tutto si gioca ora nella contrattazione con i committenti – afferma Gervasoni -, ma rimane il problema fondamentale per cui noi dobbiamo comunque sempre anticipare il costo del gasolio pagando immediatamente appena gli aumenti, molto rapidi, si verificano. Poi i soldi li prenderemo, ma intanto bisogna avere la liquidità necessaria per farlo. Per chi ha decine di camion l’anticipo dei costi pesa parecchio».
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