Taglio delle accise, cala il prezzo dei carburanti ma restano le differenze alla pompa

Tagliate le accise, a Lecco permangono differenze di prezzo significative tra i diversi distributori. Il Ministero ha segnalato alla Guardia di Finanza i distributori che non si sono adeguati

Lecco

Bene? Sì, ma non troppo. Cala il prezzo della benzina anche a Lecco dopo il provvedimento del Governo che ha approvato un atteso decreto legge per contrastare l’impennata dei costi energetici, disponendo un taglio delle accise di 25 centesimi al litro. Eppure non tutti lo hanno (per ora) applicato alla lettera perché a Lecco si trova la benzina a 1,61 euro e il diesel a 1,80 euro però si trova anche la verde a 1,99 euro e il gasolio a 2,27 euro... Insomma, se non si sta attenti a dove ci si reca a fare il pieno, su un serbatoio di 50 litri si possono spendere anche 10-11 euro in più, che di questi tempi non sono noccioline. Aguzzare lo sguardo e avvicinarsi lentamente alla colonnina di riferimento capendo bene quanto costino la benzina o il diesel alla pompa (self service naturalmente, perché il servito è sempre 10-20 centesimi di più al litro di default), è diventato un modo per autoproteggersi dal salasso. Per chi usa l’automobile ogni tanto, è un problema secondario, ma chi la usa per lavoro, un pieno da 50 litri finisce nell’arco di 600-700 chilometri che per tante persone vuol dire in meno di una settimana. E la crisi in Medio Oriente rischia di durare molto di più.

Ma come mai queste differenze tra un distributore e l’altro nel capoluogo (ma anche fuori), e soprattutto come mai il decreto del Governo è entrato in vigore giovedì ma oggi ancora non c’era traccia, in alcune «pompe» dello «sconto»? Carlo Rusconi, responsabile dei benzinai di Confcommercio, con pompa in corso Matteotti del gruppo Eni, spiega: «Per moltissimi di noi il prezzo è imposto dalla compagnia. E fino all’ultimo non si è saputo nulla. Stamattina alle 9 il mio agente mi diceva che nulla era cambiato, poi è arrivata la comunicazione ufficiale dalla compagnia e ho messo la benzina a 1,61 euro... però fino a ieri sera nulla sembrava dover cambiare, ovvero nessuna comunicazione ufficiale è arrivata».

Rusconi si sarebbe aspettato qualche avviso ufficiale dal ministero: «In effetti tutti noi e tutti quelli che hanno una partita Iva hanno anche una Pec. Perché non comunicare la decisione del Governo su questo abbassamento di 25 centesimi con una semplice Pec?». Insomma, è mancato un filo diretto tra il ministero delle Imprese e del Made in Italy e i distributori di benzina o le loro compagnie. Ma Rusconi, che non è certo un benzinaio che si nasconde dietro a un dito, non pensa a possibili scappatoie usate da qualche collega «furbo»: «I controllori sanno ogni singolo prezzo da noi esposto perché lo dobbiamo comunicare di giorno in giorno. E viene pubblicato sul sito www.mimit.gov.it, il sito del ministero al quale tutti possono dare uno sguardo. I controlli poi ci sono e li fa la Guardia di Finanza. Ma non penso che ci sia da noi qualcuno che non si sia adeguato».

E allora come mai tali differenze di prezzo? «Alcune compagnie sono rimaste molto alte. C’è stato chi ha venduto un litro di verde a più di due euro e il diesel quasi a 2,5 euro. Per cui anche togliendo i 25 centesimi, il prezzo è rimasto comunque molto alto... Non penso che nessuno si sia tolto dall’obbligo di scendere di 25 centesimi. Al di là del fatto, ripeto, che nessuno di ufficiale ci ha detto che avevamo questo obbligo...».

Fatto sta che a livello nazionale dalle ultime rilevazioni del Mimit emerge che il 60 per cento ha ridotto i prezzi come da riduzione delle accise, e del restate 40 per cento, l’11,4% degli impianti, oltre a non aver ancora ridotto i prezzi, ha addirittura aumentato: il Garante per la sorveglianza dei prezzi avrebbe, secondo il Mimit, già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo. Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e, nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA