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Venerdì 03 Aprile 2026
Una formazione innovativa per studenti con fragilità
L’Accademia dei giorni straordinari è un progetto di rigenerazione urbana dedicato al doposcuola in periferia. Alessandra Mazzei (Iulm) spiega qual è il giusto percorso per specializzarsi nella responsabilità sociale d’impresa
Si chiama “Accademia dei giorni straordinari” ed è un progetto di rigenerazione urbana dedicato alle attività di doposcuola, realizzato in partnership da Fondazione Bracco, Fondazione Barilla e Fondazione La Rotonda, in risposta al problema della povertà educativa e all’isolamento sociale che colpiscono le periferie urbane.
In sostanza, si tratta di una spin off in cui è entrata l’Università Iulm con i propri studenti, come interlocutore che contribuisce ad ampliare uno spazio di dialogo fra l’ente di Terzo Settore (La Rotonda) e le imprese, non solo le due fondatrici del progetto ma anche le altre che vorranno aderire. Fra i partner anche lo studio di architettura Lombardini 22. Alessandra Mazzei, delegata alla Terza Missione per i rapporti imprese e ricerca e coordinatrice dei Progetti di didattica residenziale solidale, nel raccontare il progetto, qui spiega anche qual è il giusto percorso formativo per specializzarsi nella responsabilità sociale d’impresa.
Professoressa, qual è per gli studenti, per le Fondazioni coinvolte e per i destinatari il valore fondamentale del progetto e perché può essere da esempio per lo sviluppo della responsabilità sociale d’impresa?
Accademia dei giorni straordinari è un progetto di formazione e didattica innovativa e solidale, un progetto di doposcuola destinato alla periferia (in questo caso Baranzate, ma può essere replicato altrove) che, a partire dalla ristrutturazione di una ex scuola, non vuole essere solo un luogo dove si studia, ma uno spazio vivo, emotivo e relazionale, con una visione innovativa dello spazio come strumento di benessere e apprendimento.
Qual è l’obiettivo ultimo dell’iniziativa?
L’obiettivo è duplice: coinvolgere la comunità locale, ma anche dar vita, come università, a un’esperienza formativa di didattica residenziale solidale per i nostri studenti, che vale dei crediti formativi. Gli studenti diventeranno ambassador che presenteranno il progetto in università facendo circolare all’interno i valori su cui si basa il progetto, dando vita a nuove iniziative.
Com’è intervenuta la Iulm nel progetto?
La Iulm è entrata nel progetto in quella che riteniamo possa essere una partnership di lungo periodo, pluriennale. Al momento abbiamo attivato un gruppo di studenti su questo primo progetto della retedi partnership che si è costituita, inserendoci per raccontare la ristrutturazione di un immobile che si trova a Baranzate, nel Milanese, che diventerà, appunto, l’Accademia dei giorni straordinari, progetto che prevede la ristrutturazione di un immobile con una concezione nuova e inedita degli spazi destinati alle attività di doposcuola, che sarà inaugurato per il prossimo anno scolastico.
Cosa faranno gli studenti della Iulm?
I nostri studenti, con operatori e professionisti della Fondazione La Rotonda e seguiti da docenti e tutor Iulm sono al lavoro nella raccolta di materiali e contributi utili a progettare il racconto della ristrutturazione, in preparazione di un output di comunicazione utile a documentare il progetto. Ricordo che inoltre abbiamo già avviato un altro progetto con Vidas (l’associazione che offre assistenza socio sanitaria a malati inguaribili a domicilio e nei suoi hospice, nda), sull’arte della cura in cui gli studenti, guidati da nostri docenti, rifletteranno sui concetti di cura e di fragilità: in particolare, la cura intesa nella sua valenza di cura e medicina, cura e relazioni, cura e cinema, cura e teatro, con i ragazzi che vengono affiancati dai docenti di tali discipline. Di nuovo, ne uscirà un output di comunicazione che sarà divulgato. Entrambi i progetti in corso sono stati fortemente voluti dalla nostra rettrice.
Qual è il percorso formativo che specializza nella responsabilità sociale d’impresa?
Per quanto riguarda il nostro ateneo, abbiamo un presidio importante sulla responsabilità e sostenibilità d’impresa. Abbiamo una delegata alla sostenibilità e una serie di insegnamenti inseriti in vari corsi di laurea. In particolare, decliniamo la sostenibilità in senso ambientale, sociale e nella gestione delle risorse umane. Nell’ambito della nostra laurea magistrale in Strategic communication abbiamo un indirizzo di specializzazione in Sustainaibility Communication. Questo impegno si inserisce in un contesto nel quale le università stanno cambiando molto il loro ruolo: la società e i governi ci chiamano ad aprirsi, a diventare agenti di sviluppo economico, scientifico, sociale e culturale.
Quindi la sostenibilità diventa parte della missione universitaria e per noi coinvolgere gli studenti in progetti di didattica solidale è un modo per formare gli studenti su comportamenti sostenibili, ma anche interessarli ad ambiti di solidarietà e sostenibilità. Per riuscirci è importante la collaborazione dell’università con le imprese e con gli enti del Terzo Settore e tali progetti senza dubbio diventano anche per le imprese occasione di implementare il loro impegno nella sostenibilità. Quelli realizzati fra università, imprese, terzo Settore sono progetti che agiscono in profondità, perché vanno ad attivare iniziative importanti, a seminare e a costruire.
L’università ha relazioni con società benefit?
Diverse aziende, in genere le più grandi e strutturate, oggi sono costituite anche in società benefit. Noi lavoriamo per lo sviluppo di iniziative basate sulla sostenibilità e la responsabilità sociale con molte imprese che hanno obiettivi di solidarietà, molte delle quali sono benefit.
Impresa e sostenibilità: quanto è solida la tendenza in atto e quanto invece c’è di green washing?
Il rischio del washing (green o pink o arcobaleno, visto che riguarda non solo le iniziative ambientali, ma anche quelle sul genere e l’orientamento sessuale) è sempre dietro l’angolo. E’ più facile dichiarare, annunciare, comunicare stando un po’, diciamo, seduti al tavolino.
Invece realizzare veri progetti richiede risorse economiche, di tempo, in persone, investimenti: è ciò che serve per fare iniziative pluriennali in cui bisogna essere tenaci per innescare cambiamenti durevoli nel tempo. Dal mio osservatorio sono ottimista: vedo che i progetti in cui siamo impegnati sono concreti, progetti in cui le aziende non solo dichiarano ma realizzano, così come accade in tanti progetti di altre università. Le università in ciò possono avere un ruolo importante, essendo proattive nell’andare a proporre progetti. In definitiva, c’è un grosso rischio di washing ma abbiamo anche tante attività reali.
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