Vertice sulla Carcano. Parola d’ordine: rilancio
Tavolo al ministero sul futuro dell’azienda specializzata nella lavorazione di alluminio. La Uilm: «Cauto ottimismo dopo le parole dell’amministratore»
Partire dalla fine, ormai, è quasi inevitabile quando si parla di industria. Così anche per la Carcano Antonio , il punto di ripartenza è il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove si sono incrociate aspettative, cautele e promesse tutte da verificare.
All’incontro hanno partecipato la nuova proprietà, le organizzazioni sindacali e le istituzioni, in un passaggio considerato cruciale dopo il cambio di controllo dell’azienda. Sul tavolo anche i numeri, quelli che contano davvero: circa 500 dipendenti e tre stabilimenti produttivi tra Mandello del Lario (Lecco), Delebio e Andalo Valtellino (Sondrio). Un presidio industriale tutt’altro che marginale per il territorio.
A fare il punto è stata la UILM Lario, che al termine dell’incontro ha parlato di «rassicurazioni sulle intenzioni di rilancio industriale». Il segretario Enrico Azzaro ha sottolineato come, pur in assenza di un piano industriale già definito, siano stati assunti «impegni formali per recuperare efficienza e mercato», elementi che potrebbero nel tempo portare anche a una progressiva uscita dalla cassa integrazione ordinaria ancora attiva dal 2024.
Dentro questa fase pesa il ruolo della nuova proprietà: un gruppo cinese leader mondiale nella laminazione dell’alluminio e primo fornitore globale di Tetra Pak, che punta a rafforzare la propria presenza in Europa proprio attraverso Carcano. Sulla carta, una combinazione perfetta tra capitale, mercato e competenze. Nella pratica, servirà capire quanto queste intenzioni si tradurranno in investimenti concreti.
Il nuovo amministratore delegato Fernando Varella ha indicato la direzione: migliorare qualità e produttività, recuperare clienti persi e svilupparne di nuovi, con particolare attenzione al mercato europeo. Tra le prime ipotesi operative, la possibile riattivazione della “linea Como”, oggi ferma, che potrebbe aumentare la capacità produttiva complessiva.
Il piano industriale vero e proprio arriverà solo dopo l’estate. Nel frattempo, il contesto resta complicato: costi energetici elevati, materie prime instabili e tensioni geopolitiche che continuano a incidere su un settore energivoro come quello dell’alluminio.
Eppure Carcano non è un nome qualunque. La sua storia, lunga oltre un secolo, è intrecciata con quella del tessuto industriale tra Lecco e la Valtellina. Un’azienda che ha attraversato crisi e trasformazioni senza uscire di scena, mantenendo un ruolo centrale nella lavorazione dell’alluminio e un peso occupazionale rilevante.
Le istituzioni locali e regionali hanno ribadito la disponibilità a sostenere il rilancio, anche attraverso strumenti di formazione e politiche attive. Un aiuto necessario, perché quando hai 500 persone e tre stabilimenti in gioco, non stai parlando di teoria ma di economia reale.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 6 ottobre 2026, quando al MIMIT si tornerà a verificare lo stato di avanzamento. Fino ad allora, Carcano resta sospesa tra una storia solida e un futuro che dipende da un equilibrio fragile: quello tra impegni annunciati e risultati concreti.
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