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Sabato 31 Gennaio 2026
Dalla geologia ai satelliti, che cosa sappiamo della frana di Niscemi
Sarà la frana a decidere il destino delle case di Niscemi e dei suoi abitanti. Antica di almeno tre secoli e ormai estesa lungo un fronte di circa cinque chilometri, la frana è alimentata da un " meccanismo composito ", che agisce in modo diverso nel sottosuolo, fino a decine di metri di profondità e in modo molto lento, e in superficie, con movimenti rapidi e continui.
"La frana è caratterizzata da
due modalità
", osserva Angelo Amoruso, esperto di stabilità dei pendii e ordinario presso il dipartimento di Ingegneria strutturale e geotecnica della Sapienza Università di Roma. "La modalità principale è lo
scorrimento planare
", con il materiale che si muove verso il basso nel punto di contatto fra sabbia e argilla, provocando una
rottura
nell'
argilla
. Questo meccanismo è lo stesso che ha generato la frana dei
1790
, la più antica di cui sia arrivata una descrizione, e quella del
1997
.
A riattivare periodicamente la frana in profondità potrebbe essere "un
cambiamento
delle
condizioni idrauliche nel sottosuolo
": l
'acqua
esercita una
pressione
che
riduce
la
resistenza
del terreno fino a generare una
rottura
.
Quando la rottura avviene
, lo
strato di argilla scivola
e lascia a monte la
scarpata
che, aggiunge l'esperto, "ha condizioni di
instabilità locale
" e che "è in
evoluzione continua
, con crolli e meccanismi che si formano localmente". L'estremità superiore della scarpata è quella sulla quale poggiano gli edifici più esterni di Niscemi, che oggi sono molto più vicini a questa zona, chiamata 'coronamento', di quanto lo fossero nel 1997.
"Lo
sviluppo della frana
che vediamo è
particolarmente esteso
e dà contezza del fatto che il
movimento franoso
è
particolarmente grande in termini di volumi
", dice Amoruso. "E' la
scarpata
che, al di là della frana vera e propria, ha un
impatto diretto
sulle strutture sovrastanti
". Gli edifici sul coronamento sono ormai compromessi e sono a rischio anche quelli più interni adiacenti perché "la scarpata ha una
stabilità precaria
: basta un po' d'acqua in più, o in meno, per compromettere la stabilità dello strato di sabbia, che solo temporaneamente è in grado di mantenere la posizione attuale".
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