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Giovedì 05 Febbraio 2026
Dalle Prealpi bergamasche il cranio di un antico rettile marino corazzato
Scoperto sulle
Prealpi bergamasche
il
cranio fossile
di un
antico rettile marino corazzato
, dall'aspetto simile a una tartaruga, che è
vissuto oltre 200 milioni di anni fa
: si tratta di un esemplare giovanile di
Macroplacus raeticus
, una specie appartenente al gruppo dei
placodonti
, che devono il loro nome ai caratteristici
denti a forma di piastra
usati per
macinare l’involucro
duro di
molluschi e crostacei
. Il reperto, ora esposto al Museo civico di scienze naturali 'Enrico Caffi' di Bergamo, è descritto nello studio
pubblicato
sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia da Stefania Nosotti e Simone Maganuco, ricercatori indipendenti affiliati al Museo di Storia Naturale di Milano, insieme a Federico Confortini del museo bergamasco.
Il
cranio
, conservato tridimensionalmente e ancora in
piccola parte
incluso nella roccia originaria
, proviene probabilmente dalla formazione geologica nota come '
Calcare di Zu
' del
Retico
(
Triassico superiore
). E' stato
ritrovato per caso
tra le pietre del pendio nei pressi del villaggio di
Orezzo
(Gazzaniga, Bergamo) dall'escursionista Pio Carlo Brizzi, il quale lo ha prontamente consegnato al museo di Bergamo affinché fosse studiato e custodito.
“La forma del cranio e i caratteristici denti a piastra hanno suggerito al primo sguardo che si trattasse di un placodonte – osserva Nosotti – ma è stato entusiasmante scoprire che il
fossile
era attribuibile proprio a
Macroplacus raeticus
, una specie di cui
sappiamo poco
perché fino ad oggi era rappresentata da un
unico esemplare
, anch’esso un cranio, proveniente dalle Alpi Bavaresi e descritto nel
1975
. Il
ritrovamento
bergamasco è quindi il
secondo al mondo
e il
primo avvenuto in Italia
”. Le differenze di dimensioni tra i due crani sono state interpretate come l’appartenenza a diversi stadi di crescita: il bergamasco rappresenterebbe una forma giovanile mentre il bavarese, grande il doppio, l’adulto.
Il riferimento del nuovo esemplare alla specie Macroplacus raeticus è stato possibile grazie a un approfondito studio anatomico che si è avvalso anche della tomografia computerizzata per esplorare le parti del cranio non visibili esteriormente. "Anche l’analisi filogenetica dei rapporti di parentela con le altre specie conferma una stretta relazione di parentela tra il nuovo esemplare e Macroplacus - sottolinea Maganuco - e rappresenta inoltre un importante aggiornamento del dataset dei placodonti".
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