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Martedì 13 Gennaio 2026
Campi Flegrei, le condizioni attuali non sarebbero in grado di generare un'eruzione
Le
condizioni attuali
dei
Campi Flegrei
non sarebbero in grado
di
generare un'eruzione
e, se la
dinamica
di
sollevamento del suolo
dovesse
proseguire
con
caratteristiche simili
a quelle
attuali
, occorrerebbero
decine di anni
perché la
sorgente di magma
che genera il sollevamento possa raggiungere
dimensioni idonee
a generare un'eruzione, con un accumulo di volumi di magma comparabile a quello che alimentò l'ultimo evento eruttivo dei Campi Flegrei nel 1538. Lo indica la ricerca
pubblicata
sulla rivista Communications Earth and Environment da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Università di Ginevra.
Basato su
modelli termici e petrologici
, lo studio propone uno
scenario di riferimento
per determinare se i Campi Flegrei potrebbero o meno dar luogo a un'eruzione. L
'assunzione
sulla quale si basa la ricerca è che il fenomeno di
bradisismo
in corso dal 2005, come quello registrato negli anni 1950, 1970-1972 e 1982-1984, sia
determinato
da
successive intrusioni di magma
alla
profondità di circa 4 chilometri
. "Si è scelto di partire da questa assunzione poiché è quella
più cautelativa
per gli abitanti dell'area flegrea soggetti alla pericolosità vulcanica e permette, quantomeno, di definire un possibile scenario evolutivo", osserva Stefano Carlino, ricercatore dell'Ingv e co-autore della ricerca.
"Tuttavia - prosegue - i risultati del nostro studio derivano dall'assunzione che il
bradisismo
degli ultimi 75 anni, dunque il sollevamento del suolo, sia stato
alimentato dal magma profondo
in
risalita
e, in parte, dai fluidi da questo fuoriusciti: si tratta di una condizione possibile, ma non facile da verificare".
Per un altro autore della ricerca, Luca Caricchi dell'Università di Ginevra, i
calcoli
alla base dello studio "
suggeriscono
che, nonostante potrebbe essere presente magma potenzialmente eruttabile a circa 4 chilometri di profondità e la sovrappressione interna al serbatoio magmatico potrebbe essere sufficiente per fratturare la crosta che lo circonda, un'eruzione sarebbe ostacolata dalla combinazione di diversi fattori, tra cui il
ridotto volume del serbatoio magmatico
e la deformazione viscosa della crosta circostante".
Altri due autori dello studio, Charline Lormand e Guy Simpson dell'Università di Ginevra, osservano che "il ridotto volume del serbatoio magmatico, in particolare, rappresenta attualmente uno degli ostacoli maggiori all'eruzione, poiché un'eventuale fuoriuscita di magma da esso determinerebbe un repentino abbassamento della pressione interna che, a sua volta, non fornirebbe al magma energia sufficiente per arrivare in superficie".
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