Cellule invecchiate , che hanno smesso di dividersi e non funzionano più normalmente , non sono una caratteristica esclusiva delle persone in età avanzata: sono state trovate infatti nel cervello di bambini sotto i 5 anni di età. Ciò dimostra che queste cellule senescenti hanno una doppia faccia: nelle ultime fasi della vita hanno effetti negativi, guidando l'invecchiamento e facilitando la comparsa di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, ma nei giovanissimi hanno invece un ruolo positivo necessario per lo sviluppo cerebrale.
È quanto suggerisce lo studio pubblicato sulla rivista Cell guidato dalla Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York, che indica i meccanismi implicati come possibile bersaglio per terapie futuri volti a preservare la salute del cervello . "Siamo stati entusiasti di vedere chiari segni di senescenza sia nel cervello invecchiato che in quello in via di sviluppo", afferma Anina Lund, prima autrice della ricerca. "I nostri risultati supportano l'idea che alcuni geni favoriscano la sopravvivenza o la fertilità nelle p rime fasi della vita, ma causino danni in seguito - aggiunge Lund - contribuendo all'invecchiamento e alle malattie".
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