Ponte in Valtellina, la comunità educante si orienta con la Bussola condivisa

Si tratta di un documento che ripercorre processi e attività condotte durante il progetto, coinvolgendo oltre 300 ragazzi in trenta mesi anche dei comuni di Chiuro e Piateda

Ponte in Valtellina

Il progetto “Un paese che educa”, finanziato dalla Fondazione con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, è giunto al capolinea, ma la comunità educante dei territori di Piateda, Chiuro e Ponte in Valtellina proseguirà il lavoro a sostegno dei ragazzi. Uno strumento utile per accompagnare questo lavoro sarà la “Bussola della comunità educante”, un documento condiviso dai partner di progetto (cooperativa sociale Forme, Comuni di Chiuro e Piateda, le associazioni sportive PentaPiateda, Gds Chiuro e Olympia Piateda, Acli Provincia di Sondrio e l’Istituto comprensivo di Ponte in Valtellina) per allinearsi e navigare nell’evoluzione della crescita dei bambini e dei ragazzi. La Bussola ripercorre processi e attività condotti durante il progetto, che ha coinvolto oltre 300 ragazzi in trenta mesi, ed esamina gli esiti del percorso, come punto di orientamento e strumento di valutazione per i prossimi passi da fare insieme. Nel frattempo, in diverse botteghe educanti sono state allestite le postazioni dell’ascolto per i ragazzi, i luoghi in cui potranno trovare supporto dalla comunità educante. Si conclude il progetto, l’impegno continua, insomma.

«La “Bussola” è un tentativo di raccontare l’impegno della comunità educante che si è costruita attraverso questo progetto, ma è anche un invito e un orientamento a proseguire insieme il lavoro sul territorio a favore dei bambini e dei ragazzi» spiega Elisa D’Anza, direttrice della cooperativa Forme. «Siamo grati agli enti che hanno collaborato, alle singole persone e alle famiglie per aver condiviso con noi saperi, competenze, risorse preziose per questo percorso. Si sono creati legami capaci di generare energia educativa per la nostra comunità». Il documento riporta, dunque, alcuni esiti del percorso e il processo che è stato seguito, affinché gli attori territoriali possano proseguire il lavoro avviato. Ed ecco che fra le parole chiave che hanno indirizzato finora il percorso e lo potranno fare in futuro ci sono l’ascolto, l’approccio bottom-up, cioè le attività nascono dal basso con tutti che progettano; la prossimità, ovvero costruire relazioni, vivere la comunità; la collaborazione e lo sviluppo di competenze che significa aumentare la consapevolezza degli adulti formali e informali, accompagnare la comunità educante alla comprensione e riflessione dei temi che riguardano i ragazzi.

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