Addio a Beppe Savoldi, «mister due miliardi». Allenò il Lecco negli anni ’90

Prolifico attaccante di Atalanta, Napoli e Bologna, allenò il Lecco in C2 nella stagione 1992/93

Lecco

È scomparso all’età di 79 anni Beppe Savoldi, allenatore bergamasco (di Gorlago) del Lecco nella stagione 1992/93 e padre del bomber bluceleste Gianluca Savoldi. Era un Lecco in C2 che tra le sue fila poteva contare su Giaretta, Borghetti, Raggi, Marconi, e la colonia veneta costituita da Bonato, Sambo, Minincleri, Perin, oltre che da Mirco Gubellini e molti altri. Un ottimo Lecco forte di 13 vittorie, 13 pareggi e solo otto sconfitte che, però, non riuscì a farsi promuovere. Secondo nel girone d’andata, non fece altrettanto bene nel girone di ritorno, ma fu comunque un ottimo campionato quello dell’ex bomber di serie A. In Coppa Italia di C perse un derby 4-1 all’andata e vinse poi quello di ritorno 1-0 dovendosi però così fermare nella corsa al trofeo, per la mancata rimonta ai comaschi.

Era un Lecco, il suo, costruito per far segnare l’airone bluceleste Enrico Sambo, fortissimo di testa, che veniva imbeccato dai cross di Minincleri o di Marconi, in area. Un Lecco offensivo come il suo allenatore, insomma, anche se ogni tanto prendeva qualche gol di troppo. Alla fine, comunque, Savoldi lasciò un buon ricordo anche se spigoloso di carattere come allenatore, rimase a Lecco una sola stagione. Ma nella successiva dimostrò tutto il suo potenziale portando in corsa il Saronno in C1, vincendo i play-off. Rigoroso, attento a pesare ogni parola, Savoldi portò il Lecco presieduto allora da Lorenzo Cariboni, a riaffacciarsi al calcio che conta, a sognarlo, quantomeno. Quattro stagioni dopo, con Gustinetti, altro bergamasco sulla panchina bluceleste, il Lecco sarebbe salito in C1, nel 1997. In fondo Savoldi, poi Pasinato (Rota) e Gustinetti, rilanciarono i blucelesti nel calcio di serie C a fine anni ’90 e gettarono le basi per il nuovo millennio, nonostante i disastri societari che seguirono agli inizi degli anni 2000.

Savoldi, però, al popolo calcistico italiano è più conosciuto come giocatore. Fu un grandissimo centravanti con più di 400 presenze in serie A e ben 168 gol all’attivo tra Atalanta, Napoli e Bologna, le uniche tre squadre di cui vestì le maglie, dal 1965 al 1983 in quasi vent’anni di carriera ai massimi livelli. Tanto che nel luglio del 1975 il Bologna cedette Savoldi al Napoli per la cifra di un miliardo e quattrocento milioni di lire, più la cessione di quel Sergio Clerici che aveva fatto la fortuna del Lecco in serie A (oltre che la cessione di Rosario Rampanti, valutati nel complesso 600 milioni). Per quell’operazione Savoldi fu definito «Mister due miliardi», ma lui fece davvero sognare intere generazioni di giovani calciatori per la sua elevazione (presa dalla sua antica passione, il basket in cui la mamma eccelleva avendo vinto uno scudetto), e per il fiuto del gol.

© RIPRODUZIONE RISERVATA