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Venerdì 20 Febbraio 2026
Olimpiadi, è l’ora della lecchese Alessia Gatti: «Grande fiducia»
Bob a due, esordio alle 18 con la prima discesa. L’allenatore: «Un sogno partecipare ai Giochi»
Lecco
Ormai siamo arrivati al dunque; dopo i ragazzi dello sci alpino (Sala e Zenere), rispettivamente domiciliati a Casatenovo e Barzio tocca alla ventitreenne frenatrice di Lecco Alessia Gatti, l’ultima atleta lecchese al via- entrare in scena all’olimpiade di casa, sul budello di Cortina nel bob a due insieme alla pilota, la friulana Giada Andreutti.
Tre giorni di allenamento, in vista dei due giorni di gara in calendario oggi e domani. Esordio alle 18 con la prima discesa, alle 19.50 la seconda, mentre il giorno dopo replica alle 19 e manche conclusiva alle 21. L’olimpiade dei bolidi è quindi vicina, alle parole presto subentreranno i fatti come racconta l’allenatore Stefano Longoni: «Ormai le atlete sono chiuse nella loro campana di vetro, la concentrazione è massima. Le ragazze si sono preparate a dovere andando ad allenarsi all’Acqua Cetosa di Roma, due settimane in cui ho loro fornito il programma da seguire, quindi da una settimana sono rientrate a Cortina, per coronare questo grande sogno olimpico».
E l’inizio nelle prime due discese di prova, è stato più che incoraggiante. «Giada e Alessia si sono piazzate none e settime, considerando che dopo le prime due manche del primo giorno di gara, si qualificano alla terza e quarta del 21 le prime venti classificate direi che è un bel biglietto da visita».
Longoni storico coach di Gatti sin dai tempi dell’atletica costruzioni Lecco vede la sua allieva, concentrata assolutamente sul pezzo ma potrebbero le azzurre, essere la mina vagante? «Detto che la qualificazione toccando ferro dovrebbe essere alla portata, aggiungo che se dovessero piazzarsi nelle dieci, per loro sarebbe come vincere la medaglia d’oro. Tedesche, austriache e anche americane partono nettamente avanti, basta vedere le gare di coppa del mondo. Comunque per Alessia già partecipare all’olimpiade è tanta roba, farlo in Italia credo sia un privilegio che in pochi possono vivere».
Cinture di sicurezza quindi ben allacciate, per vedere sfrecciare questi bolidi (oltre i 130 orari) alla caccia di un sogno chiamato medaglia.
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