Bormio, l’intervista a Elisa Confortola: l’oro di casa che diventa storia

Due medaglie olimpiche a Milano Cortina 2026: dallo short track il racconto a “Una Valle Olimpica” di emozioni, sacrifici e futuro azzurro

Bormio

Al Palaghiaccio di Bormio, dove tutto è iniziato, il cerchio si chiude con due medaglie olimpiche al collo e lo sguardo già rivolto al futuro. Elisa Confortola è una delle grandi protagoniste di Milano Cortina 2026: oro nella staffetta mista 2.000 metri e argento nella 3.000 femminile nello short track. Proprio sul “suo” ghiaccio di casa, ai microfoni di Unica Tv – canale 75, per “Una Valle Olimpica”, racconta emozioni, sacrifici e sogni diventati realtà.

Partiamo dall’emozione più forte: la prima medaglia olimpica. Cosa hai provato?

«Era la mia prima Olimpiade, in casa, e la prima gara è stata subito oro. È stato il massimo, qualcosa di difficile anche da descrivere».

Arrivavi però da una stagione non semplicissima. Con che stato d’animo sei entrata a San Siro durante la cerimonia inaugurale?

«Sapevamo di essere competitivi ma ci era sempre mancato qualcosa. Alle Olimpiadi siamo arrivati determinati, consapevoli delle nostre possibilità. La cerimonia è stata incredibile: il boato di San Siro quando è entrata l’Italia mi ha fatto venire i brividi. Lì ho capito davvero di essere alle Olimpiadi».

Poi torniamo alla staffetta mista, quella dell’oro. L’obiettivo era dichiarato?

«Sì, in tutte le staffette si punta alla medaglia. La mista era stata complicata durante l’anno, tra cadute e squalifiche, ma sapevamo di poterci giocare qualcosa».

Cos’hai provato quando hai capito di aver vinto?

«Avevo già finito la mia frazione e guardavo i compagni. Pensavo solo “restiamo in piedi”. Quando Pietro Sighel ha tagliato il traguardo è esplosa la gioia: urla, abbracci, il giro con la bandiera e poi l’Inno nazionale. Mi emoziona sempre, ma cantarlo con la mia famiglia presente è stato indimenticabile».

E poi le soddisfazioni sono proseguite con l’argento nella 3.000 femminile. Però tu a pochi giri dalla fine avevi portato l’Italia davanti.

«La gara si era messa bene, ma comunque abbiamo vinto una medaglia olimpica ed eravamo contentissime per questo. E dopo una stagione così vale tantissimo».

Sono stati Giochi vittoriosi, ma c’è anche un pizzico di rammarico?

«Nelle gare individuali sì. Nei 1.500, la mia distanza preferita, sono caduta in semifinale. Non ho potuto giocarmela. Fa male, ma è tutta esperienza per il futuro».

E infatti ai Mondiali di Montréal, poche settimane dopo è arrivata subito la risposta.

«Esatto, tre medaglie. Avevo una motivazione in più, volevo riscattarmi soprattutto a livello individuale».

Torniamo al 2019: eri a Losanna, a 17 anni, a rappresentare il sogno olimpico italiano in sede di assegnazione dei Giochi da parte del Cio. Ti senti, anche se in piccolissima parte, un po’ artefice di queste Olimpiadi?

«Le persone da ringraziare, che hanno lavorato per questa candidatura, sono altre. Ho solo portato il sogno di una giovane atleta che voleva gareggiare in casa. Pensandoci oggi, con due medaglie al collo, fa un certo effetto: non era per niente scontato».

A chi dici grazie per questo percorso?

«Alle Fiamme Oro, alla federazione, allo staff e alla nazionale. Alla Bormio Ghiaccio, dove tutto è iniziato, e soprattutto alla mia famiglia e agli amici».

Hai iniziato a pattinare a sei anni, nel palazzetto del ghiaccio di Bormio. Cosa ti ha fatto continuare?

«Il gruppo. Cadevo sempre, piangevo, ma mi divertivo. Le amicizie sono state fondamentali, poi sono arrivati i risultati e tutto è diventato più serio».

Che sport è lo short track?

«Adrenalinico, imprevedibile, anche un po’ “matto”. Mi piace la tattica, il gioco di squadra, il modo in cui ognuno usa i propri punti di forza».

Un consiglio ai giovani che vogliono avvicinarsi?

«Di provarci. È uno sport che unisce, fa viaggiare, ti regala emozioni uniche. E a chi non lo pratica dico: venite a vederlo dal vivo, ne vale davvero la pena».

Dal ghiaccio di Bormio al tetto del mondo, Elisa Confortola è già una certezza dello sport italiano. E quella “legna per i prossimi quattro anni”, come la chiama lei, è già pronta ad alimentare nuovi sogni olimpici.

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