«Con me Arianna ha iniziato a pattinare»

Luciano Gaggi racconta le prime lezioni alla futura olimpionica

Lanzada

«Se ho un merito, a parte quello di aver insegnato i primi rudimenti del pattinaggio ad Arianna, è quello di non averla stancata. Di non aver preteso da lei troppo, da piccola, ma di averla fatta appassionare a questo sport che poi, lei, non ha più abbandonato». A dirlo è Luciano Gaggi, di Lanzada, primo coach di Arianna Fontana, classe 1990, di Polaggia di Berbenno, ma di mamma malenca, Luisa Vedovatti, di Chiesa, che l’ha sempre accompagnata al campo sportivo ghiacciato del Colombino di Lanzada, in riva al Laterna, a pattinare insieme al fratello Alessandro, di due anni più grande. Lì cresceva il nutrito vivaio della Lanzada Ghiaccio, storica società sorta nel 1965, per anni presieduta anche dall’attuale sindaco del posto, Marco Negrini e poi scioltasi nel 2002. Sulla pista, disegnata alla buona sul campo sportivo ghiacciato, scendeva Alessandro, perché Arianna non aveva l’età, quattro anni appena, ma lei scalpitava per poter entrare ad allenarsi e andava sempre a finire che Gaggi non riusciva a dire di no. «Era caparbia, determinata, voleva pattinare e finché non la facevo entrare non mollava la presa – assicura Gaggi -, era così allora e così è rimasta. Determinata al 100%. E’ il suo tratto distintivo, una spinta che la portava avanti da piccola e lo stesso accade adesso unitamente a una grande preparazione. Ricordo che quando ha iniziato ad avere l’età per gareggiare era davanti a tutti, sempre. Non c’era volta che non vincesse. Si vedeva che aveva una marcia in più. Era una nostra atleta di punta, della Lanzada ghiaccio ed era bravo anche suo fratello Alessandro, poi, eravamo cresciuti talmente tanto come bacino di atleti da non riuscire più a reggere con così poca struttura. Avremmo avuto bisogno di supporto, di una pista vera, ma non l’avevamo, e così la società si è sciolta e gli atleti più determinati e di punta si sono spostati sulla Bormio ghiaccio, fra cui Arianna, portata in Alta Valle per gli allenamenti un giorno sì e uno no da mamma Luisa». Anche la figlia di Gaggi, Karen, e Davide Nana hanno fatto la spola su Bormio, ma era un’autentica impresa. Oggi, per Luciano Gaggi è un orgoglio vedere la sua pattinatrice in vetta ai palmares di tutto il mondo. «Sono orgoglioso di aver conosciuto Arianna, di averle trasmesso i primi rudimenti e soprattutto la passione per il pattinaggio – dice Gaggi – e, oggi, resto incollato alla tv a guardare le sue performance mettendo a serio rischio le mie coronarie...». Una sofferenza fino alla vittoria, che, tuttavia, Gaggi sa che arriverà, perché la sua Arianna non ha mai mancato un colpo. «L’ho incontrata a Berbenno da tedofora pochi giorni fa ed è stata ancora una volta una grande emozione – assicura -. Mi ha abbracciato e mi è scesa anche una lacrimuccia, lo ammetto». Anche Arianna era emozionata, sa di aver fatto tanta fatica in trent’anni di allenamenti, ma sa che le radici sono profonde e sono in Valmalenco, al Colombino. E chissà che un giorno il passato non possa tornare a riaffacciarsi a Lanzada, proprio nel nome della sua piccola, oggi grande, beniamina. «Faccio i migliori auguri ad Arianna per il proseguio dei giochi olimpici – chiosa Gaggi -. Ci sono ancora parecchie prove e lei ci può regalare ancora tante emozioni, ne sono convinto».

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