In fila sotto zero per indicare il medico
«Ma a Bormio non si può scegliere»

BormioUn solo dottore disponibile, eppure l’Asst costringe i pazienti a recarsi alla Casa della Comunità - «Un’intera mattina in coda all’aperto e al gelo»

Come prevedibile, e come successo altrove, in Valchiavenna in particolare, dove la “caccia” al medico di base è una costante, lunghe code si sono formate, ieri mattina, all’esterno della Casa della Comunità di via Agoi, a Bormio, e nelle farmacie della zona, dove i cittadini rimasti senza medico di famiglia si sono proiettati per “accaparrarsi” l’unico camice bianco disponibile a prendere servizio, per almeno un anno, in Alta Valtellina. L’Asst non offre peraltro la possibilità di effettuare la scelta on line, come invece avviene altrove.

Elia De Bernardin, il suo nome, professionista che da ieri effettua ambulatorio nella Casa della Comunità di via Agoi, il primo medico di famiglia che vi accede. È presente tutti i giorni, il lunedì dalle 9 alle 13, il martedì dalle 15.30 alle 18.30, il mercoledì dalle 8 alle 12, il giovedì dalle 16 alle 19 e il venerdì dalle 10 alle 14. Tutti ambulatori su appuntamento, è noto, per fissare il quale, i pazienti, devono comporre il 379.2899929 o inviare una richiesta tramite whatsapp.

Certo, per poterlo fare, devono prima averlo scelto come proprio medico anche se, fino a quando tutti i cittadini dell’Alta Valle non saranno coperti dal punto di vista dell’assistenza di base, potranno comunque, chiedere di essere visitati da uno dei medici in servizio nel mandamento il quale poi darà conto della prestazione extra effettuata all’Ats, chiedendo il rimborso, senza che il cittadino debba alcunché.

Ma il primo passo, quello della scelta del medico, non è stato di poco conto ieri mattina: le farmacie che avrebbero potuto effettuarla, non riuscivano a fare il passaggio sul nuovo professionista, perché è incaricato temporaneamente e non a tempo indeterminato, e perciò non era inserito nel portale di riferimento. Così hanno dovuto issare bandiera bianca e riferire ai pazienti che la cosa non si poteva fare e che, quindi, dovevano rivolgersi direttamente al presidio di via Agoi.

«Poi, quando sono arrivato in via Agoi - dice Dario, un cittadino di Bormio che voleva scegliere il medico sia per sé che per i genitori ultraottantenni -, e ho preso, come tutti, il mio numerino, mi sono ritrovato in posizione numero 164. E sono rimasto, come tutti (salvo gli anziani che, giustamente, sono stati fatti accomodare all’interno), fuori, in coda, al freddo e al gelo, dopo averne già fatta un’altra, di coda, alla farmacia di Cepina, dove c’erano 3 gradi sotto zero. Ora, salvo dire che c’erano tre sportelli, che gli operatori sono stati solleciti e gentilissimi, perché più di quello che hanno fatto, non potevano fare, mi chiedo, perché mobilitare così tanta gente, tanto più se anziana, per effettuare una scelta, che scelta non è, perché è obbligata, invece di trasferirci, di default, dal medico che avevamo prima, il dottor Kassem Jaafar, al dottor De Bernardin? Non so, non capisco».

Abbiamo girato il quesito alle autorità sanitarie, ma l’impressione è che, di fatto, la “scelta” vada compiuta dal cittadino e non possa farsi d’ufficio, almeno formalmente, da parte dell’Asst medesima.

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