L’emozione nelle parole dei tedofori sondriesi

Dalla campionessa Arianna Fontana a Luca Marchetti: ecco chi ha portato la fiamma di corsa in Valtellina

Sondrio

Una staffetta per 10.001 tedofori. Un privilegio toccato in sorte a molti valtellinesi quello di portare la fiaccola olimpica. Tra Marco Bonat, direttore generale della Camera di commercio, che ha percorso il suo tratto a Roma all’inizio del viaggio italiano, Sandro Vanoi, ct della squadra di fondo supervincente a Lillehammer, che sabato sera ha acceso il braciere sul palco di Sondrio, e Arianna Fontana, la campionissima tedofora nella sua Berbenno, ci sono molti altri volti. Tante storie, tante esperienze diverse, come differente è stata la trafila per arrivare a indossare la tuta bianca, tutte accomunate dallo stesso filo rosso: l’emozione, l’orgoglio e la fierezza di portare la torcia. «Bellissima esperienza, un’emozione fortissima - dice Loretta Credaro, presidente della Camera di commercio, tedofora venerdì a Ponte di Legno nella tappa poi conclusa a Livigno -. Ho sentito la responsabilità di portare la fiamma olimpica, un simbolo che lega passato, presente e futuro. È stato bellissimo vedere tanti bambini che, con grande entusiasmo, hanno seguito il passaggio della fiaccola. Ottima l’organizzazione, davvero impeccabile. Una giornata che resterà per sempre nel mio cuore». Credaro non è stata l’unica valtellinese a portare la fiaccola fuori dai confini provinciali. Luca Marchetti ha fatto il tedoforo a Cles dopo un’attesa lunga vent’anni: avrebbe dovuto portare la torcia nella tappa sondriese dei Giochi di Torino 2006, poi annullata. «Finalmente ho coronato quel sogno interrotto – racconta –. Entrare nella piazza principale di Cles è stato incredibile: due ali di folla, il calore della gente di montagna e il sorriso dei tantissimi studenti, dalle materne alle superiori. In quegli istanti ho percepito tutta la forza della fiamma e i valori di unione che porta con sé. È stata un’emozione fortissima, capace di ripagare ogni anno di attesa».

Anche Nicoletta Cavanna, atleta e istruttrice di nuoto per una vita, è stata protagonista della cinquantaquattresima tappa, al Tonale. «Una felicità difficile da spiegare a parole – dice –. Portare la fiaccola olimpica significa portare con sé valori come lo sport, il sacrificio, il rispetto. In quel momento non rappresenti solo te stessa, ma tante persone, la tua storia, la tua famiglia: un orgoglio che ti riempie il cuore». A Cristian Paieri, anche lui di Sondrio, è toccata Folgarida. Duecento metri di pura emozione. «È stato un onore che va oltre il gesto – racconta, felice di essere stato tra i candidati scelti –. Nei paesi c’era tantissima gente. La fiaccola è un simbolo potente di unione, rispetto e condivisione». Tra i tedofori a Tirano, insieme a Mamete Prevostini, anche Anna Maria Vesnaver, già assessore della giunta sondriese Molteni. «È stata una giornata di grande emozione, di speranza e di pace – il suo racconto –. Ho corso per tutte le persone che ho portato nel mio cuore, quelle in difficoltà, quelle che tanto hanno dato ai giovani nello sport. Mi sono sentita addosso un mondo. Ho corso per loro». Anche Valeria Puca, dell’Apf di Sondrio, è stata tedofora a Tirano. Il passaggio lungo il viale alberato che conduce alla Basilica è stato per lei il culmine di un’esperienza irripetibile. «Vedere i volti entusiasti dei cittadini, gli occhi sognanti dei bambini, il supporto degli amici di sempre e la curiosità di chi si è avvicinato per una foto ricordo mi ha fatto percepire la forza dei valori che questa torcia porta con sé. Mi sento immensamente orgogliosa perché quella luce accenderà il braciere a Milano dopo aver percorso anche un piccolo, ma per me immenso, tratto di strada tra le mie mani. Non vedo l’ora di vederla risplendere dal vivo allo stadio di San Siro».

A Sondrio, insieme a Simone Bertini e Sandro Vanoi, i due “vip” di tappa, ha corso anche Massimo De Buglio, già presidente di Secam. «È stata un’emozione incredibile. Mi tremavano gambe e braccia quando si è accesa la fiaccola – racconta –. Portarla accesa tra le mani nella mia città, nella via e davanti alla casa dove sono nato e cresciuto lo è stato ancora di più». Volto teso e occhi lucidi per Gianluca Giana, nipote di “Tato” Sozzani, che ha raccolto il testimone in via De Simoni, quando il tracciato ha lasciato la strada per inoltrarsi nella via dei palazzi. Poi l’ultimo passaggio: Vanoi e il braciere. La fiamma si accende. E la piazza si scioglie in un applauso.

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