Bione, ville e strade: le sfide elettorali

Fabio Capello, il mister più internazionale del nostro calcio, non sopporta il gioco moderno dove per ogni contatto rischi il rosso: “Non è uno sport per signorine e tra l’altro gli infortuni sono aumentati a dismisura, ma per ragioni di calendario, non di scontri all’arma bianca”. Confesso che il richiamo m’è venuto in mente osservando questa campagna elettorale lecchese all’acqua e sapone, certamente consona al galateo, ma priva di idee forti e sane provocazioni che sono il sale di ogni sfida quale che sia l’ambito.

Non invochiamo un clima da corrida ma possibile che chi deve scegliere il proprio sindaco non abbia occasione per giudicarne la capacità, la preparazione, l’empatia e sia costretto ad affidarsi solo alle sparate sui social, agli slogan orecchiabili, agli altolà scontati e alle promesse da libro Cuore?

Sono in lizza quattro uomini e una donna (che tra l’altro non sembra una mammoletta) non di primo pelo e dovrebbero essere allenati al ring. Non vorrei essere tacciato di istigazione alla violenza, tuttavia siccome ho negli occhi e persino sulle spalle mezzo secolo di campagne, non ricordo che a un mese dal voto non solo latitino le liste stesse, ma temo che anche agli aperitivi elettorali scorra camomilla invece dello spritz.

Entro allora io a gamba tesa per muovere le acque e mettere a fuoco alcuni punti caldi che vadano oltre l’arido elenco delle priorità, sulle quali regna un’inevitabile unanimità.

Il restringimento di alcuni flussi viabilistici, viale Dante e lungolago in testa, pone il tema a carico dei parcheggi, spariti in maniera significativa, ma soprattutto della viabilità, di breve e lunga percorrenza. Su quest’ultima è inutile che ci giriamo intorno: finché l’attraversamento mantiene le fragilità quotidiane ben note ai lecchesi (incidenti, manutenzioni, allagamenti, divieto di passaggi per trasporti merci pericolose) e il traffico si riversa sul lungolago, ora certamente più ordinato ma meno scorrevole e funzionale, lo stesso lago cesserà di essere la tanto decantata perla. Secondo me andrebbe subito ripreso (solo accennata nel PGT) il progetto di quell’asse mediano viabilistico in città che dal Caleotto, passando per via XI Febbraio, sbocchi alle Caviate, attraverso il quartiere di Santo Stefano. Siamo fermi da decenni all’assetto generato dalla frana del San Martino, anno 1969.

Centro sportivo del Bione: fiumi di proclami e progetti. Ora l’ultima delibera dell’Amministrazione ha avviato una procedura che ha diviso non solo radicalmente il Consiglio, ma le stesse società sportive, altri privati e la stessa opinione pubblica.

Mi chiedo se non sia possibile che una scelta così imponente (40 milioni di investimento) non possa trovare, da giugno in poi, quale che sia il vincitore, un minimo di convergenza e condivisione su un impianto che viene considerato potenzialmente uno dei gioielli della Lombardia.

Nuova sede del Comune: l’incompiuta voluta dal sindaco e dal Pd è sotto gli occhi dei cittadini. Buttato alle ortiche un progetto, che forse non era l’intuizione del secolo, che tuttavia prevedeva una sede dignitosa in zona centrale, ora disponiamo di ben cinque sedi di uffici con costi economici rilevanti e una dispersione che non certo facilita i rapporti interni. Anche qui penso che l’opzione finale debba essere comunque figlia di un’ampia convergenza e non di una risicata maggioranza.

Come ultima voce del mio personale programma, che è ben più ampio e ve ne renderò conto sia in questo spazio sia nei già programmati dibattiti su UnicaTV, lancio l’allarme sui gioielli culturali da curare con urgenza. Bene ha operato l’amministrazione uscente sulla Piccola, il Teatro, Villa Manzoni, accelerando, ampliando e concludendo cantieri avviati.

Ma m’interrogo: gli aspiranti sindaco e consiglieri che progetti hanno in testa e dove intendono trovare risorse dopo l’ubriacatura PNRR per gli altri beni da sistemare e valorizzare? Palazzo Belgiojoso, Villa Guzzi, Villa Ponchielli, Torre Viscontea e il ponte Azzone Visconti (pallino del mio collega Stefano Spreafico) solo per citare monumenti a torto considerati minori. Chiedo scusa ai miei 25 lettori se d’improvviso ho tradito la mia storia di editorialista e sono passato dalle strategie della politica e dal colore dei suoi personaggi a questioni tremendamente concrete, ma ho un alibi: in tempi lontani ho frequentato, in panni diversi, le stanze dei partiti, l’aula e gli uffici comunali e ho sempre considerato un mio privilegio la possibilità di coniugare la politica con il governo della città. Una sintesi senza la quale o si diventa Icaro o si scade a Umarell.

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