Editoriali / Lecco città
Sabato 16 Maggio 2026
Gattinoni e compagni, il fattore penna rossa
Si potrebbe affermare che la campagna elettorale del centrosinistra a Lecco abbia due assoluti protagonisti: i numeri e il participio passato. Gran parte della comunicazione della giunta uscente assume infatti i tratti di una partita doppia, di un lungo elenco di conteggi. I video bandati di rossoazzurro che girano sui social enumerano i 970 parcheggi, le 130 opere, i 102 milioni, i 60 posti nido, le 4.000 tessere, i 10 chilometri, e via dicendo. Al contempo, nel racconto corale del centrosinistra, tutto quanto risulta già accaduto, approvato, realizzato. Ogni angolo di città ha cambiato pelle o perlomeno ne è già stata decisa la sorte. Una terza ipotesi non è data, almeno nella narrazione della giunta uscente. Più che una campagna elettorale, parrebbe un rendiconto. Il che è perfettamente legittimo, salvo ovviamente assumere toni un po’ troppo referenziali e cattedratici. Non esattamente ciò che serve per smuovere i lecchesi in un contesto nel quale già di per sé la politica (e il voto) non ha propriamente l’appeal di un concerto di Achille Lauro.
Un rendiconto. In fondo è lo stesso termine che ha citato il sindaco Mauro Gattinoni a precisa domanda durante lo speciale elettorale di Unica Tv (quattro puntate in compagnia dei colleghi Calvetti e Spreafico). Un sindaco che è in lizza per il secondo mandato – questo il senso della sua risposta - ha il dovere di esibire il preciso rendiconto delle promesse elettorali. Vero. Però qui si parla di strategie politiche, non di opportunità istituzionale. Anche perché, sia detto tra parentesi, l’opportunità istituzionale non è stata la priorità assoluta nella comunicazione elettorale andata a traino della relazione di fine mandato, quello sì un dovere a norma di legge dell’amministrazione uscente.
La sensazione di chi scrive (e che, in quanto tale, può serenamente finire archiviata negli stipi delle velleità, ci mancherebbe) è che il centrosinistra e l’amministrazione uscente si siano più o meno volontariamente chiusi a doppia mandata all’interno di una gabbia lessicale e semantica interamente votata alla rendicontazione. In parte rinunciando a costruire invece una narrazione, un orizzonte di senso, anche solo una parvenza di empatia verso i problemi spicci e l’anima stessa della città. Buona parte degli interventi pubblici degli assessori uscenti o dei candidati consiglieri enumera fatti, cifre, delibere.
Le analisi sono spesso assertive, le opinioni avverse tacciate con la penna rossa in mano. Ma non è questa la strada che ha portato il centrosinistra ad essere maggioranza in città fin dal 2010.
Chi scrive non ha master in politologia, né padroneggia il marketing elettorale. Eppure è difficile credere che una comunicazione così battente sul piano fattuale, così legata al tratto numerico quale unico elemento di valore condivisibile, possa far breccia nei cuori degli elettori.
In una delle recenti puntate del podcast realizzato dal nostro giornale (“Fino all’ultima scheda”, accessibile da sito e Spotify), l’ex segretario dem Alfredo Marelli ricordava l’idea di fondo che nel 2020 aveva animato il tanto discusso “cambio di passo”. Un sondaggio segreto, circolato tra Pd regionale e assemblea cittadina, che ventilava una sconfitta certa se il centrosinistra non si fosse platealmente sganciato dalla comunicazione della giunta uscente. Ora, al netto delle valutazioni di merito sull’operazione politica (e umana) che ha riguardato la successione di Virginio Brivio, la strategia politica che ne era seguita aveva un suo senso.
Il team rosso-azzurro al seguito di Gattinoni aveva saputo incarnare un civismo moderno, una vocazione tratteggiata dai concetti di smart cities, degli hurban center, della sostenibilità, e via dicendo. Aveva portato in dote modelli concreti (Bergamo e Milano), pronosticando per Lecco un raccordo più diretto con le tendenze europee e una certa declinazione di glocal. Il tutto, però, senza perdere quella dimensione rionale, comunitaria, addirittura folkloristica. Quella comunicazione del 2020(che, per la cronaca, trovava in Fattore Lecco la sua espressione più compiuta), quella sì che aveva portato in dote visioni, incoraggiando gli elettori a votare non una lista di numeri, ma un’idea di città.
In conclusione, sia chiaro: nulla impedisce al centrosinistra di vincere e prendersi il bis. Resta il fatto che Gattinoni, a parità di affluenza (che nel 2020 era stata del 65%), riparte da un capitale di 10mila voti al primo turno (gli era valso il 41,7%). Il centrosinistra ha quindi ancora vitale necessità di allargare le maglie del proprio consenso, se vuole vincere. E i rendiconti difficilmente giovano alla causa.
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