Come sempre succede nei momenti di gran tensione politica, la battaglia tra i partiti si trasferisce su un terreno predisposto: la Rai. Sinistra contro destra (e viceversa) per il “caso Petrecca”, e poi per il “caso Pucci”, per un altro “caso Giletti-Report” in incubazione e senza dimenticare un avvincente “caso Cerno” ormai alle viste.
Insomma, le Olimpiadi sono in corso, il referendum sui giudici si avvicina, Sanremo è alle porte e la politica si trastulla con uno dei suoi balocchi preferiti, il gioco di società che si chiama “Potere Rai”.
Dicono che l’ufficio dell’amministratore delegato della Rai sia animato più del solito in queste ore per cercare di sbrogliare le matasse. I deputati del Pd della Commissione di Vigilanza (quella che non riesce a riunirsi da un anno e mezzo perché la maggioranza non si mette d’accordo sul nome del presidente “di garanzia”) sono molto attivi in queste radiose giornate di lotta resistenziale e sparano ad alzo zero, insieme ad Avs e M5S, accompagnati da Usigrai e Fnsi, proprio contro quell’ufficio di Gianpaolo Rossi, meloniano in purezza. E Rossi sta cercando di cavarne le gambe.
Petrecca innanzitutto. Colui che entrerà nella storia della Rai come l’autore della più disastrosa telecronaca in mondovisione delle Olimpiadi invernali, è un “intoccabile” in quanto protetto da Giorgia, dunque non può essere dimissionato dalla direzione di Rai Sport (dove è approdato in seguito alle figuracce fatte a RaiNews24) e l’unico rimedio che si può trovare è strappargli dalle mani la telecronaca della conclusione delle Olimpiadi mettendo al suo posto qualcuno che capisca di sport e sappia cos’è un microfono. E questa è la prima toppa mentre i giornalisti sportivi della Rai ritirano le firme e annunciano scioperi post Olimpiadi.
Il secondo caso riguarda Andrea Pucci, il comico amato dalla destra e detestato da tutti gli altri, che ha rinunciato a co-condurre Sanremo accanto a Carlo Conti per via del coro di proteste e di insulti alzatisi dai social non appena si è appresa la notizia, confermata peraltro dall’interessato con un’artistica fotografia in cui mostrava le terga nude: «Sanremo aspettami». Per proteggerlo anche da se stesso si sono mossi la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, e poi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e un pattuglione di parlamentari del centrodestra, tutti ad accusare «l’estrema illiberalità» della sinistra anti-pucciana. È vero che i soliti deputati della Vigilanza avevano impallinato Pucci con una nota sdegnata contro il comico «omofobo e sessista» ma è anche vero che la protesta social si è levata come un vento impetuoso. Tutto a danno di Sanremo, la cassaforte della Rai, anche perché quest’anno Mediaset vuole fare una controprogrammazione come si deve senza replicare “Via col vento” per la milionesima volta.
Terzo caso: l Massimo Giletti voleva mandare in onda dei files originali delle trattative tra Sigfrido Ranuncci e Maria Rosaria Boccia (caso Sangiuliano). Una mossa contro il conduttore di Report, dicono. Vedremo. Ancora: sarebbe in arrivo una “striscia” informativa quotidiana all’ora di pranzo su Rai2 affidata ad uno dei più efficaci polemisti di destra, il direttore del Tempo Tommaso Cerno. E così avremmo Cerno di giorno sul 2 e Vespa di sera sull’1. Al Pd si stanno strappando i capelli.
Ultima notizia di ieri, altro colpo agli ascolti: secondo indiscrezioni la Rai avrebbe perso i diritti per i prossimi appuntamenti internazionali del tennis in cui Sinner e Alcaraz continueranno a duellare con la racchetta. Li si potrà ammirare su Mediaset.
© RIPRODUZIONE RISERVATA