Gli addetti ai lavori raccontano che quattro anni fa, nel cortile di Villa Locatelli a pochi minuti dalla chiusura delle urne, ci fossero ancora tre o quattro persone con il telefono in mano. Chiamavano a raccolta consiglieri comunali e assessori per non lasciare nulla di intentato allo scadere di un’elezione anomala. In quel sabato di dicembre, infatti, votavano solo gli amministratori locali. Mille, o poco più, in tutta la provincia. Tra gli iperattivi di quell’ultim’ora, qualcuno telefonava, altri invece spuntavano e verificavano elenchi compilati con precisione catastale. Gira voce che quel faldone fosse accurato al centesimo di voto. Gira voce che solo dai multipli delle singole fasce di popolazione (a ogni Comune viene infatti associato un quoziente diverso a seconda del numero di abitanti) fossero in grado di dedurre perfino chi avesse fatto il furbo. Si trattava dei membri del “cerchio magico” di Mauro Piazza. Tra loro anche l’attuale candidato al Comune di Lecco, Carlo Piazza, che avrebbe poi accompagnato parte del percorso di Alessandra Hofmann in veste di portavoce. Cosa facevano? Le metafore si sprecano: raschiavano il fondo del barile, spremevano sangue dalle rape, e via discorrendo. Sta di fatto che, anche grazie a quella massiccia dose di applicazione fisica e mentale alla tornata elettorale, Hofmann vinse (di soli 1.600 voti “ponderati” su oltre 43.800) e il centrosinistra scoprì l’effetto che fa perdere lo scudetto da “campioni d’inverno”. Peraltro, la candidatura del sindaco di Olginate, Marco Passoni, aveva già dissipato per strada i consensi preziosi di qualche civico e moderato di peso (cosa che sta accadendo anche ora al candidato Fabio Vergani).
Ora, l’aneddoto è utile per definire il grado di volatilità di ogni previsione circa un’elezione di secondo livello come è quella che andrà in scena il 24 gennaio per la presidenza di Villa Locatelli. Non è solo un fatto di bandierine sui Comuni del territorio (e già qui il discrimine è decisamente labile). Si tratta di capire a quale soglia si attesterà l’affluenza. Il che, a differenza delle normali elezioni, non è un fatto emotivo o una tendenza generalizzata dentro la comunità locale. E’ un fatto meramente tecnico. Si tratta di capire quali consiglieri verranno convinti a uscire di casa anche se influenzati, chi è rimasto in panne e verrà preso e portato di peso al seggio, chi è incerto ma sa di avere in ballo qualche trattativa politica aperta, chi è determinato a riservare qualche anonimo sgarbo al collega di partito. E via dicendo finché la casistica non si fa singola e peculiare. Certo, i pesi sono un gioco al massacro.
Si potrebbe forse sostenere che questa sia la parte peggiore della politica locale. Ma non è per forza così: sono solo le regole del gioco.
Qualcuno ricorderà il monologo di Gigi Proietti in “Febbre da cavallo”. Alla sbarra per una truffa senza capo né coda, abbandonato dalla donna che ha ingannato e pure beffato nell’unica volta in cui credeva di aver scommesso per la tris vincente, Mandrake si inventa una difesa (che poi è un’autoacucsa) da antologia. “Chi è il giocatore di cavalli? Un misto, un cocktail, un frullato de robba, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c’ha na lira e uno che nun c’ha na lire pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un bugiardo, uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto!”.
Ecco, illudersi che la politica non sia (anche) questa cosa qui, è pura illusione. Significa combattere una battaglia senza armi, giocare a palla due fuochi in un campo da calcio. Poi finisce che una poltrona va agli altri, e a cascata altre nomine (la Provincia qualcuna di interessante ne ha) e poi relazioni politiche, rapporti di forza. Via via, finché l’effetto domino non arriva magari al Comune capoluogo o a qualche roccaforte che si credeva intangibile.
Chissà se il centrosinistra se ne ricorderà e piazzerà qualcuno, a sera inoltrata, fuori da Sala Ticozzi. A telefonare, a spuntare elenchi. A raschiare il fondo del barile.
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