Nel bagaglio di ogni buon candidato, che sia per tornate locali o regionali, a primarie o elezioni dirette, dovrebbe trovare posto una serie di materiali utili alla causa. Un manuale Cencelli, che in caso di vittoria non fa mai male; ovviamente, colla e spazzoloni per una sana attività di attacchinaggio serale. E poi, perché no, qualche goccia di valeriana e un bel vademecum sugli errori e gli scivoloni da evitare in campagna elettorale. Ovviamente, non mancherebbero due o tre rudimenti su slogan e manifesti (per dire, non è azzeccatissimo quello sul traffico di Fratelli d’Italia, che pare quasi addossarsi le colpe delle code lecchesi). E poi, un bel catalogo immobiliare degli spazi sfitti in centro città. Perché quando le urne si avvicinano, signori, è tempo di sedi elettorali.
Ora, la sede elettorale da manuale è quasi sempre uno spazio vuoto, disadorno, un po’ ufficio e un po’ pied-a-terre, stipabile di materiali politici di varia e inutile natura. Dev’essere centrale, meglio se visibile tanto da pedoni quanto da auto (in quel caso, con un bel manifesto di media misura si risolve anche il problema della “vela”). E, soprattutto, aperto. Apertissimo alla vista del pubblico, metafora vivente della scatola trasparente che si fa finta possa essere la pubblica amministrazione.
Insomma, la sede elettorale si configura come un caso di scuola totalmente opposto alla sede di partito. Tanto la seconda è chiusa, grigia, funzionale, densa di valori e memoria, quanto la prima è specchiata, aperta, naif. E soprattutto temporanea: contratto secco di tre mesi. Un inno alla precarietà della politica.
E quale occasione migliore per una breve digressione sul tema, se non l’inaugurazione di ieri della sede elettorale del sindaco Gattinoni? Un bel cubo di vetro in via Marco d’Oggiono, a due passi dal Comune e (volendo leggerci un minimo di strategia) anche dalla Piccola. Come non ricordare, a questo proposito, la vecchia sede elettorale di Gattinoni in viale Dante, stracolma di militanti in festa nel giorno della vittoria e lasciata invece alla bontà d’animo di Alberto Anghileri e Tino Magni durante i lunghi mesi pre e post Covid?
Certo, per ogni vittoria, c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ad esempio, via Roma non porta benissimo alla politica locale. Nel 2012 il Comitato pro Renzi (erano le primarie contro Bersani e Vendola per la scelta del candidato premier) scelse il civico 85 (uno degli ultimi prima di piazza Manzoni) per il cosiddetto “SpazioMatteoRenzi”. Al brindisi inaugurale c’erano Corrado Valsecchi, Marco Panzeri, Rocco Cardamone e ben pochi dirigenti dem. L’ex premier però non era ancora profeta in patria dentro il Pd e il comitato lecchese si era dovuto accontentare di una buona performance locale, masticando però amaro per la sconfitta nazionale.
Una cinquantina di metri prima, all’incrocio con via Cattaneo, era invece stata allestita nel 2020 la sede elettorale di Peppino Ciresa. Spazio ampio, luminoso, ampia vetrata da tappezzare di manifesti e un bel soppalco colonizzato per tutto il tempo dall’ampio striscione verdeblù del candidato di centrodestra. Ed è stato proprio lì davanti, in un tardo pomeriggio autunnale, che Ciresa e i “notabili” delle liste avevano allestito l’amarissimo comizio della sconfitta per 31 voti. “Faremo ricorso”, avevano annunciato. Non se ne fece più nulla.
A proposito di centrodestra. Sul tema sedi di partito resta impressa nelle memoria collettiva la data del 14 settembre 2013, quando l’ormai defunto Pdl (da pochissimo ridiventato Forza Italia) inaugurò due sedi diverse in città. In contemporanea assoluta, e a distanza fisica di non più di un chilometro. Michela Brambilla, ormai ex ministro al Turismo, chiamò tutti a raccolta in via Marco d’Oggiono (sotto i portici, ma sempre con la regola aurea dell’ampia vetrata), invitando anche Mario Mantovani e Licia Ronzulli. Mauro Piazza (che più di un anno prima aveva conteso con successo e senza esclusione di colpi all’ex ministro il ruolo di segretario del Pdl lecchese, poi commissariato dai vertici regionali con un certo sprezzo della base) aveva invece aperto uno spazio, diciamo così, di “corrente”. Con lui, tra gli altri, Raffaele Cattaneo, Lara Comi, Daniele Nava e Giulio Boscagli. A domande reciproche, le risposte furono omologhe. “L’altra sede? Non conosco”. Una pagina da antologia.
Tornando al presente, in piazza del pozzo a Lecco c’è la sede elettorale dell’europarlamentare FdI, Pietro Fiocchi, mentre una delle scelte più avveniristiche del recente passato era stata quella di Corrado Valsecchi, candidato sindaco nel 2020. Tutti sul Dalia, ormeggiato di fronte al lungolago. Con buona pace dei militanti che dovessero soffrire il mal di mare.
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