Cronaca / Sondrio e cintura
Sabato 16 Gennaio 2021
Bar e ristoranti
la protesta non passa
«Situazione difficile
Ma non è questa la via»
Confcommercio prende le distanze da chi ha voluto aprire. Il caso di Teglio
Lettura 1 min.Cronaca di un flop annunciato. Come da previsioni ieri “Io apro 1501”, l’iniziativa di protesta che coinvolge principalmente i pubblici esercizi forzatamente chiusi a causa delle disposizioni per il contenimento della pandemia, non ha fatto grandi proseliti.
Certo qualcuno in provincia ha aderito in barba a divieti, controlli e sanzioni, ma in generale in Valtellina e Valchiavenna dopo dibattiti anche accesi tra gli addetti ai lavori ha prevalso il rispetto delle regole. Che non vuol dire che il clima che si respira, a maggior ragione alla vigilia di una nuova serrata da zona rossa, non sia di preoccupazione, e soprattutto di esasperazione e rabbia.
La situazione non è facile. A Sondrio è già certo che resteranno abbassate le serrande del Bistrò km0 di via Trieste - che lo ha annunciato pubblicamente su Facebook nei giorni scorsi - e del bar Tiffany in fondo alla galleria Campello, ma sulla stessa scia ci sarebbero almeno altri 4/5 bar. Qualcosa come il 5% o più delle 110 attività presenti nel capoluogo.Comunque, prevale la linea della legalità e del dialogo. Confcommercio non ha mai neppure preso in considerazione la possibilità di aderire o anche solo appoggiare la manifestazione di protesta - «non sta né in cielo, né in terra» dicono - e ieri erano più preoccupati di valutare i nuovi codici ateco inseriti nel dpcm che ripiomba la Lombardia in zona rossa.
«Rispettiamo le decisioni di ciascuno - dice Piero Ghisla, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi -, ma alla linea della protesta preferiamo quella di apertura al dialogo con le istituzioni. La preoccupazione è tanta. Quando finirà la cassa integrazione come faremo? Come faranno i nostri dipendenti e coloro che lavorano nelle filiere collegate? Qui ne va del futuro di moltissimi lavoratori e delle loro famiglie». Da qui le richieste di regole certe e di lungo respiro e di ristori sulla base della differenza tra gli introiti 2019 e 2020.
Ma c’è chi si opposto come Gianpiero Reghenzani, titolare del ristorante San Pietro di Teglio e rinomato scarellatore di pizzoccheri di Teglio, che ha aderito all’iniziativa “Io apro 1501”, che interessa baristi e ristoratori, come forma di protesta contro le chiusure delle attività di somministrazione di bevande e cibo disposte dai Dpcm.
«Io, le persone che sono in giro per lavoro, non le faccio mangiare fuori, al freddo, sul muretto! È un vergogna. Ho aperto oggi e lo farò anche domani e dopo. Oggi sono arrivate due persone e poi altre due. Quindi le ho servite personalmente. Sono solo nel mio locale. Non ho voluto coinvolgere il personale (i quattro dipendenti sono in cassa integrazione). Se qualcuno arriva e vuole mangiare, lo faccio accomodare e così proseguirò a fare».
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