L’esperienza olimpica: «Un tesoro per sempre, uniti abbiamo vinto»

Anna Pavone, ospite della trasmissione “Una Valle Olimpica” su Unica Tv – canale 75, ripercorre il dietro le quinte di un evento capace di lasciare un segno profondo su tutto il territorio.

Lettura 2 min.

Sondrio

Un’Olimpiade che ha superato le aspettative, costruita tra timori iniziali e un lavoro meticoloso durato oltre un anno. A raccontarla è il prefetto di Sondrio Anna Pavone, ospite della trasmissione “Una Valle Olimpica” su Unica Tv – canale 75, che ripercorre il dietro le quinte di un evento capace di lasciare un segno profondo su tutto il territorio.

Prefetto Pavone, a qualche settimana di distanza che bilancio traccia?

Sono molto soddisfatta. È andata benissimo, oltre le più rosee aspettative. I problemi erano tanti da risolvere e proprio per questo la sorpresa per come le cose sono andate è stata davvero grande.

C’erano tante preoccupazioni alla vigilia

Sì, e non le abbiamo nascoste. Proprio questa consapevolezza delle criticità ci ha spinto a un lavoro certosino, molto accurato, che ci ha permesso di affrontare tutte le questioni con soddisfazione.

Qual è stato il lavoro preventivo più importante?

Siamo partiti da un’analisi del territorio, con sopralluoghi nei siti olimpici per la sicurezza. Abbiamo esaminato ogni angolo di Bormio, Livigno, Valdidentro, Valdisotto, Valfurva e Tirano, quest’ultimo un punto cruciale per i trasporti. L’incognita della tangenziale di Tirano infatti ci ha accompagnati fino all’ultimo, ma anche con l’apertura parziale possiamo dire che è andata molto bene.

Immaginiamo un grande lavoro su viabilità e trasporti.

Sì, il 70% degli sforzi è stato dedicato a questo. La Valtellina ha una viabilità fragile, una sola arteria principale e una linea ferroviaria a binario unico. Abbiamo costruito piani dettagliati, coinvolgendo tutti gli enti in un lavoro corale che ha funzionato. Anche le condizioni meteo, con neve e rischio isolamento, erano una variabile importante.

È stato fondamentale il coordinamento tra istituzioni?

Indispensabile. È quello che a Milano chiamano metodo Ambrosiano: ci si siede attorno a un tavolo e non ci si alza finché non si trova una soluzione. La collaborazione tra tutti gli enti del territorio, Regione, Provincia e Comuni, ma anche Fondazione Milano Cortina 2026, è stata continua e ha permesso di garantire sicurezza e ordine, cercando allo stesso tempo di limitare i disagi per i residenti.

Parlando di eredità delle Olimpiadi: cosa resta al territorio?

È difficile scegliere. Le opere infrastrutturali sono fondamentali, perché partivamo da una situazione critica. Ma anche il ritorno d’immagine è stato enorme: americani e giapponesi hanno scoperto la Valtellina. Tuttavia, la vera eredità è la rete di relazioni che si è creata tra istituzioni. Questo patrimonio aiuterà nel lavoro quotidiano».

C’è anche una legacy che riguarda la sanità.

Sì, il piano sanitario è stato notevole. Sono stati creati presidi in Alta Valle e l’ospedale di Sondalo è diventato punto di riferimento. Attrezzature e competenze restano sul territorio: è un’eredità fondamentale.

Possiamo dire che il lavoro delle istituzioni è partito da lontano, ma le Olimpiadi si sono accese davvero con il passaggio della torcia?

È vero. Da quel momento la popolazione ha percepito pienamente l’evento. Piazza Garibaldi a Sondrio era gremita, un entusiasmo che non mi aspettavo. Anche le forze dell’ordine, oltre mille arrivate da tutta Italia, sono rimaste entusiaste del territorio.

Un’esperienza da ripetere?

È stata un’esperienza bellissima per tutti. Abbiamo lavorato intensamente, ma abbiamo anche costruito qualcosa che resterà nel tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA