Cronaca / Valchiavenna
Lunedì 26 Marzo 2018
Municipi senza soldi e pochi dipendenti
«Uniamo le forze in Valchiavenna»
Della Bitta sprona la sua terra: «È ora di tornare a parlare di Comune unico»
De Stefani: «Primo passo: associare gli uffici tecnici».
Lettura 1 min.«Occorre far ripartire il dibattito per intraprendere una strada che ci porti, anche con passaggi intermedi, al Comune unico di Valchiavenna». Il sindaco di Chiavenna Luca Della Bitta ne è convinto, per la verità dai tempi del referendum per la fusione a cinque comuni fallito alla fine del 2013, ma quella che fino a qualche anno fa era un’idea ora rischia di diventare una necessità di fronte alla quale far finta di niente potrebbe essere impossibile.
La questione è stata discussa in assemblea di Comunità Montana venerdì sera e tutto è partito dalla richiesta di aiuto avanzata da Prata Camportaccio sul fronte delle risorse umane a disposizione. Da tempo l’amministrazione del sindaco Davide Tarabini è alle prese con un personale ridotto all’osso. Una richiesta di collaborazione che, inevitabilmente, ha riportato al centro del dibattito la questione della razionalizzazione delle risorse disponibili: «Le difficoltà sottolineate da Prata Camportaccio – ha commentato Della Bitta – sono quelle di molti comuni del territorio. Credo che sia venuto il momento di tornare a discutere di un percorso comune che, pur partendo da posizioni differenti, ci porti alla nascita di un comune unico di valle in un ottica di medio-lungo termine». Intavolare un discorso, insomma, perché le attuali amministrazioni comunali, quasi tutte in scadenza nel 2019, di concreto potranno fare ben poco.
Prima e dopo il referendum di 5 anni fa il dibattito in valle fu acceso. Non solo sulla prima ipotesi, poi tramontata, di fusione per arrivare a un comune unico di tutto il comprensorio. Ci furono anche delle proposte intermedie, legate soprattutto alla vicinanza geografica tra i comuni esistenti. Una di queste ipotesi indicava la possibilità di varare un comune per la Vallespluga, uno per la Bregaglia, uno per il fondovalle e uno per i tre comuni lacustri. Da aggiungere a Chiavenna, ovviamente. Peraltro anche su questa ipotesi ci sarebbero parecchie difficoltà. Una conclamata, visto che la cittadinanza di San Giacomo interrogata pochi anni fa in merito si era espressa a larga maggioranza per avviare un percorso con Chiavenna e non con Campodolcino e Madesimo. Sull’ipotesi di fusione tra i tre comuni del lago, invece, solo poche settimane fa i tre sindaci si erano detti favorevoli. Un piccolo passo avanti in questi anni è stato fatto. Gordona ha assorbito il piccolissimo comune di Menarola.
Venerdì sera un’altra strada l’ha indicata il presidente della Comunità Montana Valchiavenna Severino De Stefani. Un altro degli attori schieratisi a favore della fusione nel 2013. «I problemi di personale sono evidenti per tutti i Comuni – ha spiegato – ma anche l’ente comprensoriale ha parecchi problemi. Presto affronteremo alcuni pensionamenti e bisognerà fare delle valutazioni sulla possibilità, anche economica, di rimpiazzare queste persone. Per i piccoli comuni la situazione è grave e non ha certo aiutato il nuovo codice degli appalti, che richiede un lavoro burocratico decisamente pesante. Negli anni scorsi avevo invitato i Comuni a muoversi per associare quantomeno gli uffici tecnici, ma ci sono state molte resistenze. L’invito è ancora valido».
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