Europa
Giovedì 01 Ottobre 2026
Via libera alle norme sui rimpatri, aprono la strada agli hub extra Ue
BRUXELLES - Il Consiglio Ue ha dato il via libera definitivo alle nuove norme che consentono "un rimpatrio più efficace" delle persone prive del diritto legale di restare nell'Ue. Le nuove norme, che entreranno in vigore nelle prossime settimane, integrano il patto sulla migrazione e l'asilo "contribuiranno alla sua efficace attuazione" e comprendono regole più rigorose per il rimpatrio di coloro che rappresentano "una minaccia per la sicurezza". Le norme forniscono ai 27 ulteriori strumenti per attuare i rimpatri e, inoltre, offrono agli Stati membri la possibilità di istituire centri di rimpatrio in paesi extra-Ue.
"Circa due persone su tre a cui è stato ordinato di lasciare l'Ue non se ne vanno effettivamente. Le norme riviste in materia di rimpatrio adottate oggi aiuteranno gli Stati membri ad attuare in modo efficace i rimpatri rapidi. Ciò è fondamentale per garantire un approccio comune alla gestione della migrazione nell'ambito del patto sulla migrazione e l'asilo", ha commentato Jim O'Callaghan, ministro della Giustizia, degli Affari interni e della Migrazione dell'Irlanda.
Le nuove norme impongono ai cittadini di Paesi terzi che non hanno il diritto di soggiornare nell'Ue l'obbligo di lasciare lo Stato membro interessato e di collaborare con le autorità. Il mancato rispetto dell'obbligo di collaborazione può comportare sanzioni, tra cui la riduzione delle prestazioni e delle indennità concesse ai sensi della legislazione nazionale, il rifiuto degli incentivi concessi per promuovere il rimpatrio volontario, sanzioni pecuniarie o persino sanzioni penali, qualora queste siano previste dalla legislazione nazionale. Le nuove norme introducono poi un "provvedimento europeo di rimpatrio", un modulo in cui gli Stati membri dovranno inserire gli elementi chiave della decisione di rimpatrio: ciò fornirà agli Stati membri le informazioni necessarie per riconoscere le decisioni di rimpatrio emesse da altri Stati membri.
Il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio rimarrà per il momento facoltativo e sarà riesaminato tre anni dopo l'entrata in vigore delle nuove norme. La Commissione potrà quindi presentare una proposta legislativa volta a rendere obbligatorio il riconoscimento reciproco. Le nuove norme introducono misure speciali per i cittadini di Paesi terzi che rappresentano un rischio per la sicurezza -- ad esempio, gli Stati membri possono emanare un divieto di ingresso a tempo indeterminato, qualora ciò sia giustificato e proporzionato al rischio per la sicurezza rappresentato, oppure trattenere tali cittadini di Paesi terzi per un periodo superiore a 24 mesi.
Le nuove norme consentiranno infine agli Stati membri di rimpatriare le persone che non hanno diritto di soggiorno nell'Ue e che hanno ricevuto una decisione di rimpatrio verso centri di rimpatrio istituiti in Paesi terzi. Ciò richiede la conclusione di un accordo o di un'intesa con il Paese terzo in questione. Qualsiasi accordo o intesa di questo tipo può essere concluso solo con un Paese terzo che rispetti le norme internazionali in materia di diritti umani e i principi del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento. I minori non accompagnati sono esclusi da tali accordi o intese.
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