Asst Lecco, trenta assunzioni al mese per fermare l’emorragia di personale

Il dg Trivelli: «Nell’ultimo biennio il personale è salito di 234 unità»

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Lecco

«Abbiamo aumentato le assunzioni e la forza lavoro lecchese». Marco Trivelli, direttore generale dell’Asst di Lecco, ha confermato nei giorni scorsi la fotografia più aggiornata del personale sanitario pubblico, che trova conferme nei dati regionali diffusi da Anaao Assomed, uno dei principali sindacato dei medici italiani.

I numeri

Nell’ultimo biennio l’Asst di Lecco è passata da circa 3.200 a 3.400 dipendenti, con un incremento di 234 persone, pari al 7%. I medici sono cresciuti di circa 80 unità, mentre il personale di comparto segna un +30%. La criticità maggiore riguarda gli infermieri, diminuiti di circa 25 unità rispetto a due anni fa. «Nell’ultimo periodo abbiamo assunto mediamente 32 persone al mese, a fronte di circa 24 uscite», aveva spiegato Trivelli.

Insomma, un’effervescenza positiva, nel mondo sanitario. E ora arriva anche lo studio nazionale Anaao Assomed a dare una conferma alle parole di Marco Trivelli.

Uno studio che ha preso in rassegna dieci anni di sanità italiana.

Nella sua “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” il sindacato dei medici conferma in toto il quadro tracciato da Trivelli: i medici ospedalieri lombardi passano da 14.077 nel 2015 a 15.329 nel 2024 (+8,9%) e l’età media cala, da 49,2 a 47 anni per le donne e da 53,5 a 49,8 per gli uomini. Le assunzioni a tempo indeterminato salgono da 641 nel 2015 al picco di 1.784 nel 2023, con 1.770 nel 2025, mentre i contratti a tempo determinato scendono da 1.939 a 858 nel 2024. Resta però il nodo delle dimissioni volontarie: 719 nel 2021, ancora 484 nel 2025, il valore assoluto più alto d’Italia.

«Le dimissioni volontarie continuano a rappresentare un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato - avverte Massimiliano Oliva, segretario regionale di Anaao Lombardia - Tra i fattori che hanno inciso sulle dimissioni vi è anche il periodo del Covid, con le conseguenze che ha avuto sulla realtà sanitaria regionale e con situazioni di stress e burnout, soprattutto in alcune aree sanitarie. A questo si aggiunge l’attrattività del sistema sanitario privato convenzionato, particolarmente presente in Lombardia con numerose strutture in tutte le province, che offre in alcuni casi condizioni di lavoro ed economiche migliori e maggiori possibilità di crescita professionale. Troppi professionisti scelgono di lasciare il Servizio Sanitario Pubblico per cercare condizioni di lavoro migliori, carichi assistenziali più sostenibili, maggiori opportunità professionali o un migliore equilibrio tra vita e lavoro. La capacità di assumere deve essere accompagnata dalla capacità di trattenere i professionisti che già lavorano negli ospedali e nei servizi del territorio».

E le preoccupazioni sono anche “statistiche”: dai circa 1,04 milioni di nati del 1964 si è passati ai 520 mila del 2001-2002 e ai 360 mila del 2025. «Sostituire una generazione da un milione di nati con 500 mila è molto difficile» aveva precisato il direttore generale dell’Asst di Lecco. Non si può pretendere che tutti questi nuovi nati facciano i medici o gli infermieri. E le preoccupazioni crescono.

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