A Civate “Echoes of Water”, gli echi dell’acqua riemergono a San Calocero

Microfoni e idrofoni porteranno in superficie la memoria dell’acqua nascosta sotto il chiostro della Casa del Cieco. L’installazione sonora di Francis Sosta, realizzata per il Distretto Culturale del Barro, sarà inaugurata sabato alle 16

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Civate

Ci sono vasche di epoca romana, profonde circa cinque metri, oggi celate sotto l’area del chiostro della “Casa del cieco”. Attraverso il suono, realizzato mediante microfoni e idrofoni, sabato verrà portato in superficie ciò che non è visibile.

Mappa archeoacustica dell’acqua

“Echoes Of Water” è un’installazione sonora concepita appositamente per il chiostro del complesso di San Calocero a Civate, su commissione del Distretto Culturale del Barro. Spiega il presidente, Giorgio Meregalli: «Attraverso una diffusione quadrifonica, l’opera trasforma l’architettura del chiostro in uno spazio risonante, invitando il pubblico a immergersi in un “paesaggio sonoro” attraversato, appunto, dalla presenza dell’acqua».

L’inaugurazione avverrà sabato alle 16, in collaborazione con il Comune di Civate e la Fondazione Casa del Cieco, nell’ambito del progetto “Un luogo dopo l’altro”.

Spiega ancora il presidente Meregalli: «La scelta di dedicare questo lavoro all’acqua nasce dalla presenza di antiche strutture idriche sotterranee all’odierna Rsa. L’installazione d’arte contemporanea sonora è di Francis Sosta e sarà poi visitabile nei weekend, il sabato e la domenica, dal 18 ottobre al primo novembre, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18».

Riprende Meregalli: «Concepita come una mappa archeoacustica dell’acqua, l’installazione

ne attraversa le tracce, dalle più antiche alle più recenti, facendo emergere, attraverso l’ascolto, la memoria stratificata del luogo, trasformandolo in uno strumento di esplorazione. Il percorso sonoro mette in relazione le differenti epoche del complesso: dalle strutture idriche romane alla presenza monastica, fino alle trasformazioni cinquecentesche degli Olivetani e all’insediamento della “Casa del cieco”. Il tema dell’acqua e del suono si intreccia in modo profondo - evidenzia Meregalli - con la storia del luogo, richiamando la tradizione secondo cui Re Desiderio fondò il complesso di San Pietro al Monte laddove il figlio riacquistò la vista grazie a una fonte miracolosa. In questo contesto, l’insediamento della Casa del Cieco (legata storicamente alla dimensione della cura e della cecità) acquista un valore altamente simbolico. Inoltre l’opera sonora risulta pienamente fruibile anche in assenza del senso della vista, aprendo una dimensione percettiva che va oltre l’occhio e l’immagine immediata. Il suono diventa così una forma di attraversamento capace di superare i limiti della visione fisica, dimostrando che la memoria e la verità di un luogo possono manifestarsi nell’ascolto profondo».

Superare le barriere fisiche

Come sottolinea l’artista, «sentire un luogo è diverso da ascoltarlo. Per sentire basta avere le orecchie aperte. Per ascoltare bisogna attraversare un luogo, starci, entrarci in relazione, approfondirne una conoscenza. L’ascolto permette di superare le barriere fisiche e temporali, attuando ciò che la fisarmonicista Pauline Oliveros definiva prestare ascolto a più di una realtà simultaneamente».

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