Cristina D’Avena: «A Lecco lasciate a casa i problemi e cantiamo insieme»

La regina delle sigle dei cartoni si racconta prima del concerto di domenica allo Scenario Festival: «Sognavo di fare il medico, oggi continuo a emozionare tre generazioni».

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Lecco

Il primo appuntamento di cartello di “Scenario festival 2026” è sicuramente il concerto di Cristina D’Avena, accompagnata dai “Gem boy”, domenica 12 luglio alle 21 (biglietti in via d’esaurimento). La cantante bolognese, amata da grandi e piccini, si esibirà nel nuovo spazio della Piccola in un spettacolo che porterà sicuramente allegria e gioia a tutti i presenti. Ripercorriamo con lei gli inizi della sua carriera, cominciata a soli tre anni con lo Zecchino d’oro e ancora sulla cresta dell’onda.

Nel 1981 Alessandra Valeri Manera cerca una voce per cantare una sigla. Cosa sarebbe successo se non avessero fatto il suo nome?
Che avrei fatto il medico, ero iscritta all’università e mi mancavano pochi esami per la laurea.

Come mai proprio il medico?
Era il lavoro di mio padre. A me sarebbe piaciuto diventare neuropsichiatra infantile. Poi chissà, io ho sempre cantato e magari avrei cantato ancora, in maniera diversa. Per me cantare è sempre stata una passione, magari avrei messo su una band...

Quanto è stata importante la signora Valeri Manera per la sua vita?
Importantissima. Lei è scomparsa un paio d’anni fa e mi ha lasciato un grandissimo vuoto, per me era una come sorella maggiore, mi offriva sempre moltissimi consigli. È stata una persona veramente adorabile, mi ha dato tanto.

Cosa ricorda del giorno in cui registrò “Bambino Pinocchio”, la sua prima sigla dei cartoni animati?
Avevo una paura terribile di sbagliare davanti al maestro Augusto Martelli, per me era la prima volta che cantavo da solista, davanti a un microfono in sala di registrazione. Avevo il terrore di sbagliare.

Avrebbe mai pensato che da quella singola sigla se sarebbero venute altre?
No, pensavo fosse un evento unico, al massimo un paio, non le centinaia che ho cantato nel corso degli anni.

C’è una sigla che ha particolarmente nel cuore?
“Kiss me Licia”, per diversi motivi. Innanzi tutto è una storia d’amore molto bella, poi ho anche avuto l’occasione di interpretarla in carne e ossa. Infine mio padre era gelosissimo di me, proprio come il suo, tanto che a volte lo chiamavo Marrabbio, come il personaggio dei cartoni animati.

E quella preferita dei fan?
“Occhi di gatto” di sicuro, poi la stessa “Kiss me Licia”, “Mila e Shiro”... faccio fatica a sceglierne una sola. Se fosse per i fan dovrei cantare come un juke-box, otto ore di fila, senza fermarmi.

I suoi fan di un tempo la seguono ancora ora, come spiega questa incrollabile fedeltà?
Perché siamo cresciuti insieme. Quando ho iniziato con i cartoni animati ero una ragazzina, ma già prima mi ero esibita allo Zecchino d’oro, a soli tre anni. Ho attraversato almeno tre generazioni, i bambini di oggi mi fermano per strada per farmi cantare la sigla di “Doraemon”, vengono in prima fila accompagnati dai genitori. Diciamo che i nonni mi conoscono per lo Zecchino d’oro, i genitori per i Puffi e i loro figli grazie a YouTube e alle canzoni degli anni 2000.

Qualcuno di loro ha fatto qualche follia per lei?
Ne accadono di continuo, a volte i fan mi seguono e me li ritrovo davanti, alcuni per venire ai miei concerti fanno sacrifici incredibili. Quando abitavo a Bologna in tanti sapevano dove stavo, è capitato ci fosse quasi una processione fuori da casa mia...

Per cartoni come Capitan Tsubasa ha cantato tre sigle diverse, come è cambiato il suo approccio?
Rispetto alla prima sigla, musicalmente, adesso usiamo suoni più attuali ma la struttura è sempre la stessa. Cerchiamo di dare un po’ di brio con nuovi suoni all’avanguardia, arrangiamenti più moderni.

C’è qualcosa che vorrebbe e non è ancora riuscita a fare?
Un musical, mi piacerebbe cantare nei teatri. Non sarebbe male neanche tornare a recitare in qualche nuova fiction, se ne avessi la possibilità.

Prima di concludere, ha un messaggio per i suoi tanti fan di Lecco?
Preparatevi a una serata pazzesca, di puro divertimento. Lasciate a casa i problemi e cantiamo tutti insieme per un paio d’ore, all’insegna della nostra infanzia e della felicità.

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