Cultura e Spettacoli / Circondario
Lunedì 09 Febbraio 2026
Il sogno olimpico di Caterina: la sua danza alla cerimonia d’apertura
La ballerina di Valgreghentino, 23 anni, tra i protagonisti della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 2026 a San Siro. Un sogno coltivato fin da bambina e condiviso con il fratello.
Valgreghentino
«Era il mio sogno fin da bambina. Guardavo le cerimonie olimpiche in televisione e pensavo: prima o poi ci sarò anche io». Caterina Carenini, nata e cresciuta a Valgreghentino, lo dice con naturalezza. Ventitré anni, fisico minuto, un giunco che sembra disegnato dalla musica, sorriso solare e uno sguardo che brilla. Ha danzato durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, allo stadio di San Siro.
«Quando sono entrata in campo è stato tutto surreale», racconta. «Più cercavo di rendermi conto di dove fossi, più mi saliva la paura. Le luci, il pubblico, le telecamere. A un certo punto ho capito che dovevo smettere di pensare e fidarmi: del gruppo, del momento, del mio corpo. Lasciare andare».
La sua è una storia costruita passo dopo passo. Caterina balla da quando aveva tre anni, ha una solida formazione classica ed è diplomata in danza classica al Centro Progetto Danza Valle San Martino, tra Olginate e Calolziocorte. Oggi fa parte della scuola Stile Danza di Valmadrera, dove insegna, mentre continua a studiare teatro e frequenta l’università in Scienze dell’Educazione. «La danza è sempre stata il mio linguaggio», spiega. «È il modo che ho per stare nel mondo e per entrare in relazione con gli altri».
Alla cerimonia di apertura era inserita nel gruppo della Montagna, all’interno della coreografia firmata da Adriano Bolognino: uno dei quadri più iconici della serata, capace di raccontare l’incontro tra città e natura, modernità e ancestrale. «Essere nel gruppo della Montagna mi ha emozionata tantissimo», dice. «Sentivo che stavo portando in scena anche la mia terra, il Resegone, Valgreghentino. Era come danzare con qualcosa che mi appartiene profondamente».
In scena 180 ballerini. «Eravamo tantissimi, eppure mi sentivo presente. C’ero anch’io», racconta. «A un certo punto ho alzato le mani e ho visto i cerchi olimpici sopra di me. Li guardavo e ho pensato: sto ballando per qualcosa che rappresenta il mondo intero». Poi lo sguardo si è girato verso il pubblico. «Mi sono detta: lo faccio per loro, per portare qualcosa di bello, anche se sono una formichina piccola in uno stadio enorme».
Tutto è iniziato mesi prima, quasi per caso. «Ho visto un annuncio sui social e mi sono illuminata», ricorda. «Era un sogno che avevo da sempre, non solo ballare, ma ballare proprio in una cerimonia olimpica». Audizioni, attese lunghissime, poi la mail tanto sperata. «Quando è arrivata ero felicissima, anche se non capivo ancora bene cosa volesse dire davvero». Da dicembre sono iniziate le prove, poi i fine settimana a Milano, il segreto da mantenere. «È stato un periodo intenso, ma bellissimo. Ho conosciuto tantissimi ballerini, persone incredibili che mi hanno ispirata molto».
In quel sogno, però, non era sola. «Da bambina guardavo le Olimpiadi con mio fratello Nicolò», racconta Caterina sorridendo. «Ci dicevamo sempre: un giorno dobbiamo essere lì, insieme». Anche lui era stato selezionato, ma non ha potuto partecipare: in quei giorni si trovava in Uganda per un tirocinio di medicina. «Un po’ ho ballato anche per lui», ammette. «So che ci teneva tantissimo». Dietro le quinte, un microcosmo internazionale.
«Make-up artist, parrucchieri, professionisti da ogni parte del mondo. Io sono stata truccata da una ragazza greca. È stato tutto molto più grande di quello che potevo immaginare». Davanti, invece, il tifo di casa. «Alla prova generale c’erano i miei genitori. Alla sera della cerimonia il mio ragazzo, la sua famiglia e un amico. Sentire quel sostegno è stato fortissimo». Oggi Caterina conserva il costume, il pass, le pettorine. «Sono appese in salone, le tengo come delle reliquie», sorride. «Spero che non sia la fine di qualcosa, ma l’inizio. Sicuramente è un sogno realizzato che mi ha cambiata, come persona e come ballerina».
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