Il sondriese Moroni convince

Applausi al Festival di Roma

Accoglienza molto calorosa per il regista valtellinese e il suo “Se chiudo gli occhi non sono più qui”

Fuori concorso c’è anche il sondriese Stefano Scherini nel cast di “La Luna su Torino” di Davide Ferrario

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Sondrio

Accoglienza molto calorosa al Festival del cinema di Roma per il nuovo film di Vittorio Moroni, “Se chiudo gli occhi non sono più qui”.

Il regista sondriese è tornato al cinema con un lungometraggio di finzione che ha scritto, diretto e prodotto con la sua società 50 N.

La pellicola che arriva otto anni dopo “Tu devi essere il lupo”, ma con due documentari importanti nel mezzo, è in concorso nella sezione “Alice nella città” riservata alle storie di bambini e ragazzi.

Il film di Moroni è sicuramente un buon film, ha il suo punto di forza nel debuttante Mark Manaloto, perfetto nei panni di Kiko, scelto tra circa 200 adolescenti d’origine filippina.

Il regista è riuscito a togliere ogni componente sociologica dal film: non si parla o quasi di immigrazione, il protagonista è un adolescente come tanti, in lotta contro un mondo che non lo capisce e lo vorrebbe diverso, che cerca una fuga nella fantasia e nel ricordo.

L’essere a metà straniero gli dà qualcosa in più, l’essere sospeso tra due mondi e sentire due mancanze: il padre (interpretato da Ignazio Oliva che era già il padre in “Tu devi essere il lupo”) e la terra d’origine della madre.

Indovinato il cast con Beppe Fiorello per una volta cattivo nel ruolo di di Ennio, Giorgio Colangeli che è Ettore, la madre Hazel Morillo e Ivan Franek e Anita Kravos in parti più piccole.

In due momenti, in qualità di insegnante di storia, c’è l’attore sondriese Stefano Scherini è anche tra gli interpreti di “La Luna su Torino” di Davide Ferrario, presentato fuori concorso a Roma.

Il film di Ferrario è un po’ fiaba e un po’ commedia fantasiosa e insolita, ricorda da lontano spirito di “Dopo mezzanotte”, con riferimenti leopardiani, omaggi al cinema muto, tanti riferimenti al 45° parallelo e al documentario che realizzò nel 1997 con i Csi.

Protagonisti sono tre trenta-quarantenni che vivono in una casa sulla collina e hanno rapporti diversi con la città, ma cercano a loro modo la felicità e un posto nel mondo.

Stefano Scherini è Ivan che fa il fotografo “per non guardare mai due volte le cose nello stesso modo”, una parte non troppo visibile ma importante nell’economia della storia e che l’attore riesce dipingere con pochi tratti.n

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