Inchiesta Bitto: diversi imputati chiedono il rito alternativo

Rinvio udienza preliminare per il caso Bitto: si attende un documento fondamentale per l’inchiesta sulla presunta produzione contraffatta. Molti imputati optano per riti alternativi.

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Sondrio

Un nuovo capitolo dell’inchiesta che ipotizza una parte - certamente minimale - di produzione contraffatta del formaggio Bitto e quindi le imputazioni di truffa a carico di sette allevatori. L’udienza preliminare che si è tenuta nella mattinata, con inizio alle 10, assegnata a Fabio Giorgi per ragioni di incompatibilità del precedente giudice, Antonio De Rosa, si è conclusa dopo circa un’ora e mezza con un rinvio fissato al 25 giugno; nulla di fatto dunque.

Il rinvio è stato disposto per consentire l’acquisizione di un documento, non presente nel fascicolo del pubblico ministero Stefano Latorre e del giudice delle udienze preliminari, ma richiamato negli atti del procedimento e che la difesa dell’imputato Claudio Tavasci di Prata Camportaccio, assistito di fiducia dall’avvocato Enrico Muffatti di Sondrio, ritiene essenziale.

Salvo una le contestazioni trovano origine dal fatto che gli agricoltori avrebbero prodotto forme di rinomato formaggio Bitto eccedendo la quantità di integrazione con mangimi ammessa dal disciplinare di produzione; i bovini, come noto, dovrebbero alimentarsi quasi interamente con le erbe spontanee presenti negli alpeggi, molti dei quali presenti sui monti delle vallate alpine sopra Morbegno.

Gli imputati ai quali viene contestata la contraffazione del Bitto prodotto in uno o più anni tra il 2020 e il 2022 hanno deciso di richiedere la messa alla prova, provvedendo a risarcire il danno che sarebbe stato patito dal Consorzio Tutela Bitto e Casera, rappresentato dal legale Eros Cornaggia, ed elaborando un programma di trattamento riabilitativo che, se validato dal giudice, potrebbe determinare l’estinzione del reato. Anche il fornitore dei mangimi ha proposto tale richiesta, subordinandola peraltro al proscioglimento da alcune accuse.

Iniziativa diversa ha assunto la difesa (in campo con l’avvocato Alberto Zecca con studio professionale a Morbegno) di Claudio Bertolini, residente a Forcola, la cui posizione è peraltro differente da quella degli altri agricoltori finiti nell’inchiesta della Procura di Sondrio, su indagini condotte dalla Guardia di finanza del comando provinciale, in quanto a questo imprenditore non viene contestata l’illecita produzione del formaggio Bitto, ma l’indebita percezione di fondi pubblici tra il 2018 e il 2022. Il difensore, nell’udienza, ha rilevato una questione preliminare relativa all’indeterminatezza del capo di imputazione che sarà decisa nella prossima udienza, ma ha rappresentato, in ogni caso, l’intenzione di non richiedere l’accesso a riti alternativi. Gli altri chiamati a rispondere delle condotte sono Isidoro Motta di Albaredo, Gabriele Pedretti di Mese, Maurizio Pedroncelli di Piantedo, Marco Scarinzi di Fusine e Giulio Tocalli di Berbenno. Nel cast di difensori anche gli avvocati Silvia Cappelli, Giulio Speziale e Daniela Martinoli, oltre ai colleghi già citati.

A giugno dunque la discussione sarà destinata a entrare nel vivo, ossia a valutare in modo concreto se il materiale probatorio raccolto dalla pubblica accusa sia sufficiente a sostenere l’imputazione nel dibattimento e riguarderà solo pochi imputati, avendo la maggior parte di essi già optato per un rito alternativo (come lo è ad esempio la cosiddetta “Messa alla prova”), che consente loro di evitare il processo. In tal modo si chiuderebbe velocemente una vicenda che ha destato molto interesse e scalpore in Valtellina e Valchiavenna, avendo riguardato uno dei prodotti-simbolo delle eccellenze enogastronomiche del territorio locale.

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