Cultura e Spettacoli / Circondario
Venerdì 05 Giugno 2026
L’arte di Atchugarry incanta Roma
L’artista uruguayano, lecchese d’adozione, Pablo Atchugarry presenta a Roma circa cinquanta sculture, esplorando diversi materiali. La mostra “Scolpire la Luce” espone opere che dialogano con la collezione permanente
Lettura 2 min.Lecco
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma (Viale delle Belle Arti 131) dedica a Pablo Atchugarry la mostra “Scolpire la Luce”, a cura di Gabriele Simongini e in programma dal 19 maggio al 21 giugno 2026. È un altro prestigioso traguardo per l’artista uruguayano di nascita e lecchese di adozione, che rende ancora più importante il suo cammino di scultore. «Nelle sculture di Atchugarry – scrive Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Gnamc - la durezza del marmo si ammorbidisce: un fitto susseguirsi di fenditure “disciplinate” che solcano i volumi in profondità, ne sfalda la granitica compattezza. Creando ritmo e movimento attraverso l’alternarsi di luci e di ombre, l’artista dona alle sculture allo stesso tempo rigore e levità. Una sorta di “leggerezza ordinata”, che ricorda solo apparentemente la plissettatura, in quanto simbolo di sofisticata eleganza».
Cittadino benemerito della città di Lecco (2022), Atchugarry è legato alla nostra città in modo particolare. L’arrivo a Lecco negli anni Settanta è dovuto al caso che gli ha fatto incontrare a Milano la pittrice Carmen Lafranconi, già conosciuta a Parigi. È lei che ha portato lo scultore a Lecco e lui qui, ha messo radici, complice il gallerista e scultore Romeo Pedroli della Galleria Visconti di Lecco, che nel 1978 gli organizzò una mostra. Poi nel 1982 c’è stato il lavoro per la “Pietà” esposta a Valmadrera. Questo è ovviamente solo l’inizio di un lungo percorso esistenziale in cui tante persone lo hanno accompagnato nella sua crescita artistica.
Atchugarry ha tenuto una mostra antologica al Palazzo delle Paure a Lecco nel 2023 (“Una vita tra Lecco e il mondo. Opere dal 1978 al 2023”). È stato un doveroso omaggio al rapporto e all’attaccamento di Atchugarry con la nostra città. Ricordiamo, però, che siamo di fronte ad uno scultore di fama internazionale, basti ricordare che dall’ottobre 2021 alla fine di gennaio 2022 le sue opere sono state esposte al Palazzo Reale di Milano nella mostra “The Life of Matter”. Ed è difficile dimenticare la mostra “Città eterna, eterni marmi” del 2015/2016, quando al Museo dei Fori Imperiali-Mercati di Traiano a Roma, quaranta opere dell’artista dialogavano con le memorie della città eterna.
Ma Pablo Atchugarry non è mai fermo e ha anche tenuto un’esposizione a Miami in Florida. La mostra “Scolpire la luce” riunisce circa cinquanta sculture, offrendo un’ampia panoramica della ricerca dell’artista che ripercorre gli ultimi quindici anni della sua attività. Per l’occasione Atchugarry donerà al museo: “Splendore”, un’importante opera in marmo bianco (cm. 163x35x29), appositamente concepita e realizzata per entrare nella collezione della Gnamc. Accanto ai celebri marmi, la mostra include opere in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, in alabastro, in bronzo smaltato e in acciaio, materiali attraverso cui l’artista esplora differenti modalità espressive: dall’intimità organica delle forme sinuose dei tronchi scolpiti al potente aerodinamismo dei bronzi, fino alle grandi sculture ambientali in acciaio che dialogano con luce, aria e paesaggio.
Il percorso espositivo si arricchisce eccezionalmente di quattro sculture inserite negli spazi della collezione permanente, dove le opere dell’artista instaurano inediti dialoghi con maestri fondamentali dell’arte moderna quali Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. Un confronto che evidenzia affinità, distanze e continuità tra epoche diverse, riaffermando il valore della tradizione come spazio di relazione viva tra passato e presente. «Guardando le sculture di Atchugarry – ha osservato il curatore della mostra - dobbiamo sollevare il viso e gli occhi provando una gioia primordiale, istintiva, perché queste opere sono piene di una luce originaria, quella luce totale a cui tutti tendiamo magari inconsapevolmente; ogni opera di Atchugarry non è chiusa e conclusa in sé stessa ma possiede una carica dinamica potenziale, intima ed interna, che potrebbe portarla a sbocciare nello spazio con le sue infiorescenze». In occasione della mostra saranno pubblicati due cataloghi (Allemandi Editore): il primo con le fotografie di tutte le opere in mostra, saggio del curatore e testi di David Anfam e Arnau Puig, oltre ad un’ampia antologia critica e biografia; il secondo con le fotografie delle opere e l’allestimento nelle sale del Museo.
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