Cultura e Spettacoli / Merate e Casatese
Domenica 12 Aprile 2026
“Le fuggitive”: lo spettacolo con Paola Quattrini arriva a Casatenovo
L’attrice ripercorre la sua carriera, dagli esordi come attrice bambina al ruolo nell’ultimo spettacolo che sarà in scena all’Auditorium
Casatenovo
Due donne in fuga, ognuna con la sua motivazione. Lunedì 13 aprile all’Auditorium di Casatenovo alle 21 andrà in scena lo spettacolo teatrale «Le fuggitive», regia di Stefano Artissunch (biglietti esauriti). Le protagoniste della commedia sono Gaia De Laurentiis e Paola Quattrini, che ci racconta lo spettacolo e anche la sua lunga carriera sul palcoscenico, partendo da attrice bambina nel dopoguerra.
Lei iniziò giovanissima, a soli quattro anni. Come la scoprirono?
«Per puro caso. Le mie zie erano le cassiere al Quirino di Roma, il nostro unico svago era andare la domenica a vedere i matinée. Io da bambina ero molto creativa, inventavo storie e piccoli spettacoli. Dal teatro passò il regista Guido Brignone che, casualmente, era in cerca di una bambina disinvolta. Il giorno dopo feci il provino, mi presero e da lì non ho mai smesso».
Tanti celebri bambini attori hanno lasciato presto il palco, come mai a lei non capitò?
«Perché ero molto brava, capivo tutto al volo e non facevo perdere tempo. Credo sia per questo e anche per un pizzico di fortuna: non ero io che cercavo il lavoro, al tempo non avevo neanche un agente».
A dieci anni suo padre morì e lei divenne l’unico sostentamento della famiglia.
«È stata molto dura. Prima per me era un gioco e mi divertiva e poi, quando la situazione divenne difficile, capii che se non arrivavano le telefonate del lavoro non si potevano pagare le bollette. Lì non mi piaceva più così tanto recitare, io volevo solo essere una bambina».
In una lunghissima carriera ha lavorato con tante celebrità. Esiste qualcuno con cui ha stretto rapporti forti?
«I rapporti si stringono sempre e poi si sciolgono una volta finito lo spettacolo. Con Gaia siamo amiche ma, quando le nostre strade si separeranno, sarà difficile sentirsi. Io sono impegnata, ho una figlia, due nipoti. Abbiamo un rapporto familiare molto forte che mi stupisce: pensavo che l’amore più grande fosse quello per un figlio, non credevo che quello per i nipoti fosse ancora più forte».
Dei tanti recitati, quale considera il «ruolo della sua vita»?
«Direi quelli in «Un tram chiamato desiderio» e «I Ponti di Madison County». I ruoli del cinema non mi hanno lasciato segni, l’unico quello in «Fratelli e sorelle» di Pupi Avati, con cui vinsi il Nastro d’argento».
Tornando al presente, ci racconta il suo personaggio ne «Le fuggitive»?
«È la storia di due donne che scappano, Gaia dalla sua famiglia e io da una casa di riposo. Parla di libertà e amicizia, di voglia di vivere la vita a qualsiasi età, rispecchia quello che sento io in questo momento. Gaia è una grande professionista e ci divertiamo, anche lei ama questo lavoro come me. Mi ascolta molto, collaboriamo e cerchiamo di aiutarci».
Com’è lavorare con Stefano Artissunch?
«Mi piace, costruisce lo spettacolo sulla musica perché in fondo la recitazione è una melodia che cambia col pubblico. Lui è abbastanza poetico, lo spettacolo è divertente, ha cercato di dare spessore alle protagoniste, mostrarne l’anima».
Com’è cambiato il teatro negli ultimi anni?
«Moltissimo, dalla qualità al modo di fare le tournée. Anche per quanto riguarda gli attori, abbiamo molti meno attori bravi e quelli più talentuosi spesso hanno difficoltà a mettersi in mostra perché ci sono meno occasioni. C’è anche meno fascino, alcuni sono bravi ma non hanno quell’aura magica che io spero di avere ancora, qualcosa che non si insegna».
Anche il pubblico è cambiato?
«Il pubblico si adatta troppo, si dovrebbe ribellare di più. Con noi è molto generoso e sono molto grata quando ne sento l’affetto. Purtroppo ci sono troppi brutti spettacoli, scialbi, fatti tanti per fare. Io quando leggo un copione prima mi sento pubblico e poi attrice, voglio che la storia mi coinvolga».
Vuole fare un invito agli spettatori di Casatenovo?
«Venite e, se non vi piace lo spettacolo, ditelo. Fatevi sentire, nel bene e nel male, le critiche sono per noi importantissime, ci aiutano ad andare nella direzione giusta».
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