«Quella maledetta sera al Vigorelli con i Led Zeppelin»

Il sondriese Mario Mariani ricorda il concerto del gruppo inglese che finì fra i gas lacrimogeni e le cariche della polizia

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Sondrio

Cinquantacinque anni fa, il 5 luglio 1971, i Led Zeppelin venivano per la prima volta in Italia, al velodromo Vigorelli di Milano. Avvenimento clamoroso per gli appassionati di rock, con una delle migliori band del mondo, ma inserito in un contesto decisamente sbagliato. Era infatti una tappa del Cantagiro (per l’occasione ribattezzato Cantamondo) e in cartellone, insieme a Robert Plant e soci, c’erano Lucio Dalla, Gianni Morandi, Milva, Ricchi e Poveri, Vianella, Mia Martini e Mauro Lusini (quello di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”) con i soli New Trolls a reggere il confronto. Finì male, anzi, malissimo. Cantanti “leggeri” fischiati, insulti, lancio di bottiglie a Morandi. Poi cariche della polizia, lacrimogeni, una vera battaglia sugli spalti, palco saccheggiato (la chitarra di Page finì a Quarto Oggiaro, chissà dov’è oggi) arresti e botte, feriti nella calca. I Led Zeppelin abbandonarono gli strumenti per fuggire, nel frattempo il palco aveva preso pure fuoco. E con loro i grandi concerti se ne andarono dall’Italia per ragioni di sicurezza.

Sarebbero tornati solo negli anni Ottanta. Il sondriese Mario Mariani, allora diciannovenne, oggi appassionato organizzatore di concerti, è tra i testimoni di quel fattaccio che allontanò i big del rock dal nostro paese per un decennio. «Eravamo gasatissimi - dice oggi, ricordando l’evento - Avevamo l’occasione di assistere ad un concerto di un grande gruppo molto amato. Non stavamo nella pelle, eravamo proprio sotto il palco e così la delusione fu ancora più cocente». Gli Zeppelin suonarono dopo una salva di cantanti che non avevano niente a che fare con la loro musica, il pubblico venuto per loro era furibondo e ci fu il solito gruppo di autonomi che tentò di sfondare - come era pratica comune, allora - per entrare gratis. Il biglietto, regolarmente pagato da Mariani e compagnia, costava sulle tremila lire, oggi sarebbero quaranta euro. Reazione immediata della polizia e cariche su chiunque. La band che aveva attaccato “Whole Lotta Love” nel delirio generale, smise di suonare, cercò di ripartire con un’altra sfuriata elettrica e poi desistette definitivamente, fuggendo dal palco e cercando riparo. «Ci fu un caos indescrivibile - ricorda ancora Mariani - Fumogeni, spari, gente che scappava da tutte le parti e veniva calpestata, panico. Riuscii non so come ad infilarmi in una delle strette uscite del Vigorelli e uscii fuori. Avevo i capelli lunghi allora, come molti. Mi sentii afferrato per la chioma mentre cercavo di riparo sotto un’ auto, mi tirarono fuori per trascinarmi dentro un cellulare della celere. Ma uno sconosciuto più anziano di me aprì la porta della sua auto e mi fece salire dietro, salvandomi. Non ci siamo detti una parola, ero ancora sconvolto. Immaginatevi la paura provata. Tutti avevamo negli occhi le immagini delle proteste americane per il Vietnam». Dopo un po’, quando la polizia si era allontanata, Mariani ringraziò e scese. Riuscì a ritrovare alla Stazione Centrale gli amici sondriesi, Mauro Bordoni, Giuliano “Lopez” Cantoni e Pillepich, con cui era venuto al concerto. Ma treni per tornare a casa non c’erano più e il gruppo trascorse la notte in stazione. «Per un po’ decidemmo di stare alla larga dai grandi raduni, visto quello che ti poteva capitare. L’abbiamo scampata bella». A distanza di più di mezzo secolo, a Mario rimane l’orgoglio di aver partecipato comunque ad un evento storico. E il rammarico per quello che poteva essere stato un grande concerto e non lo fu. I Led Zeppelin non tornarono mai più in Italia, si sciolsero nel 1980 dopo la morte di John Bonham. Per rivedere Robert Plant e Jimmy Page insieme, con l’orchestra egiziano-marocchina, si dovette aspettare il 1995, il 10 giugno nel festival Sonoria organizzato al Parco Acquatica di Milano dal promoter Claudio Trotta.

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