Cultura e Spettacoli / Lecco città
Sabato 04 Luglio 2026
Successo per la proiezione di Portobello al Lecco Film Fest
Gli attori Lino Musella e Fausto Russo Alesi hanno commentato il loro ultimo lavoro
Lettura 1 min.Lecco
Piazza Garibaldi si è riempita nella serata di venerdì per uno degli appuntati più attesi della settima edizione del Lecco Film Fest, la proiezione dei primi due episodi della miniserie Portobello, firmata da Marco Bellocchio e basata sul libro “Lettere a Francesca” di Enzo Tortora.
Destinata allo streaming, la miniserie sulla vicenda in cui rimase coinvolto Enzo Tortora, è stata proiettata eccezionalmente sul grande schermo, introdotta dal critico Gian Luca Pisacane, e da una chiacchierata con due protagonisti di Portobello, Lino Musella (il mafioso Giovanni Pandico) e Fausto Russo Alesi (il pubblico ministero Diego Marmo).
All’ultimo, a causa di qualche acciacco, ha marcato visita il regista Marco Bellocchio, che ha voluto comunque manifestare il proprio affetto e la propria vicinanza al pubblico lecchese intervenendo telefonicamente: «La vicenda di Tortora aveva una sua complessità che meritava un procedere romanzesco, non soltanto suo ma anche di tanti altri personaggi che ne facevano quasi un romanzo a puntate. Inoltre, mi colpì molto la sua tragedia inaspettata. In questi ultimi anni ho notato una sorta di cecità verso le cose che ci accadono attorno, un difetto di sensibilità. Con una differenza, rispetto a quanto accaduto a Enzo Tortora, perché secondo me c’erano giudici in buona fede che non hanno visto e altri che non hanno voluto vedere».
Nell’incontro moderato da Valerio Sammarco della Rivista del Cinematografo, Fausto Russo Alesi e Lino Musella si sono soffermati sul lavoro svolto nella miniserie: «Il personaggio che interpreti è un tassello nel grande disegno del regista e degli sceneggiatori» ha spiegato Russo Alesi «Penso che i personaggi si possano giudicare anche prima, avvicinandosi e conoscendo la storia, con il proprio punto di vista».
Lino Musella ha spiegato in che modo si evita di offrire un’interpretazione che scade nella caricatura: «Ci sono differenze quando lavori su personaggi che sono frutto della fantasia di registi e sceneggiatori e quando metti in scena personaggi che sono esistiti o sono tuttora vivi. In alcuni casi, c’è una questione morale, anche con i cattivi. Se studi un personaggio come Pandico o le requisitorie dei processi, scopri che la tenuta teatrale della realtà può essere eccessiva. È lo strumento cinematografico che ti chiede di sintetizzare. Un regista come Marco Bellocchio è colui che riesce e tenta questo assurdo equilibrio, tra credibilità e un aspetto che non è così quotidiano».
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