Cultura e Spettacoli / Sondrio e cintura
Domenica 09 Agosto 2026
La Valmalenco di un tempo nelle foto dei Donadelli
La Valmalenco del Novecento rivive negli scatti dell’archivio Donadelli. Dopo Sondrio, la mostra è arrivata in valle, con quattro esposizioni tra Chiesa, Lanzada, Chiareggio e Caspoggio. In mostra fotografie in bianco e nero che raccontano paesaggi, persone e vita quotidiana tra gli anni Venti e Sessanta. Un patrimonio storico che sta conquistando anche i residenti e che sarà visitabile fino alla fine di agosto.
Lettura 2 min.Chiesa in Valmalenco
Dopo l’esposizione a Sondrio, nella sala Ligari della Provincia, da 6 al 27 giugno, la mostra “La Valmalenco com’era, nell’archivio Donadelli” è approdata nella valle del Mallero. Un’esposizione di foto d’epoca diffusa su quattro location diverse, partita l’11 luglio scorso da Chiesa in Valmalenco, località che ha ospitato per anni uno dei due studi fotografici della famiglia Donadelli, ed estesasi poi alle realtà di Lanzada, Chiareggio e Caspoggio. A Chiesa le fotografie sono visitabili negli spazi dell’ex cooperativa di consumo di via Milano 6, fino a fine agosto, dal lunedì al sabato, con orario 9.30-12 e 15.30-19, a Lanzada nella chiesetta adiacente la parrocchiale di San Giovanni Battista, aperta tutti i giorni fino al 30 agosto con orario 10-12 e 16-19, a Chiareggio presso la sempre stupenda Truna, aperta tutti giorni con orario continuato e a Caspoggio, in via don Gatti 10, con orario 10-18, dal lunedì al venerdì. «Sono molto soddisfatto del riscontro in Valmalenco - dice Stefano Grazioli, giornalista e nipote per parte di madre dei fotografi Donadelli -, soprattutto per il fatto che stanno arrivando a vedere le fotografie anche tante persone del posto, malenche, e questo mi fa enorme piacere. Sui turisti non avevo dubbi, perché sono sempre iniziative che piacciono, ma i residenti sono stati un’autentica sorpresa, davvero molto piacevole».
In ogni location sono esposte foto a tema, scattate fra gli anni Venti e la fine degli anni Sessanta del secolo scorso sia dal fondatore degli studi fotografici, Ampelio Donadelli, originario di Vigasio (Verona), mancato nel 1961 e considerato un pioniere della fotografia valtellinese del Novecento, sia da suo figlio Pino, nonno per parte di madre del curatore della mostra, mancato nel 1972. «Non è stato possibile datare le foto, tutte in bianco e nero tranne le cartoline che venivano colorate a mano – dice Grazioli -, perché non sono in possesso della cronologia, per cui le ho divise per temi e luoghi e in ogni location ho posizionato foto relative alla stessa, ma la cosa bella, per me, è stata riandare alla storia della mia famiglia, che trovo molto interessante e insieme alla storia della fotografia in questi luoghi e poter aprire questo mondo anche ai visitatori. È bellissimo e vedo che piace». Davvero particolare il modo in cui è originato tutto ciò considerato che Ampelio Donadelli, come detto di origine veronese e proveniente da una famiglia di otto fratelli, quattro maschi e quattro femmine, è l’unico fra loro che, emigrato agli inizi del Novecento a San Paolo, in Brasile, è dovuto rientrare in patria per una grave malattia polmonare. Per curare la quale è finito a Sondalo, al villaggio sanatoriale, e lì ha conosciuto la sua futura moglie e mi bisnonna, Ernesta Trotalli, con la quale si è sposato nel 1918 per scendere a Sondrio ed allestire lo studio fotografico in casa Failoni in piazzale Bertacchi esportando, poi, lo stesso modello, nell’amata Valmalenco. Lui che aveva iniziato a fotografare a Sondalo, nel 1914, i soldati che salivano allo Stelvio e all’Adamello».
Dai bisnonni sono poi nati Pino e Gigi, morto prematuramente nel 1945, e a portare avanti l’attività di famiglia è stato Pino fino a quando ha potuto, negli anni Settanta. Uno più bello degli altri gli scatti, di cui uno donato anche ad Arianna Fontana, la campionessa olimpionica di short track che ha iniziato a pattinare sul campo di calcio di Lanzada, neanche a dirlo, fotografato dai Donadelli come era nelle epoche passate. Fino a fine agosto, quindi, vale la pena di approfittarne e non mancare una visita a questo patrimonio storico diffuso.
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