Anghileri lancia il piano Ital.ia 2030: «Non vogliamo essere i camerieri digitali di Usa e Cina»

Dal convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Capri la proposta di una filiera europea dell’intelligenza artificiale. Nel piano anche Zes dedicate all’AI e 500 talenti da formare in cinque anni

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«Noi non ci stiamo a diventare i camerieri digitali di Stati Uniti e Cina. Vogliamo costruire una nostra filiera europea dell’Ai». Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, mette sul tavolo la sfida dell’intelligenza artificiale e chiede all’Italia di considerarla una priorità strategica nazionale. Dal tradizionale convegno degli industriali under 40 a Capri, la lecchese lancia il «Piano Ital.ia 2030», un pacchetto di proposte per rafforzare la sovranità tecnologica europea e accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel nostro Paese.

La posta in gioco, sostiene Anghileri, è la capacità dell’Europa di non restare indietro nella più grande trasformazione industriale, tecnologica e sociale degli ultimi duecento anni. «La strada per restare competitivi si può ancora percorrere e passa dalla sovranità tecnologica europea». Per riuscirci occorre puntare su due direttrici: «La sovranità del dato e delle infrastrutture di calcolo». L’Europa ha cominciato a reagire e a investire, ma deve fare di più e soprattutto più in fretta. In Italia, «proiettare il Paese nell’era dell’intelligenza artificiale deve diventare un interesse nazionale strategico».

Il piano presentato a Capri nasce dall’esperienza diretta delle imprese e punta a trasformare le dichiarazioni d’intenti in investimenti e progetti concreti. «Ogni strategia è fatta di fasi e di scelte. Iniziamo scegliendo dove investire unendo, con forza, pubblico e privato», spiega Anghileri. Tra le proposte c’è la creazione di Zes dedicate all’intelligenza artificiale, sul modello delle Zone economiche speciali: aree nelle quali concentrare condizioni favorevoli per accelerare gli investimenti e favorire nuovi insediamenti produttivi. L’obiettivo è mettere insieme capitale pubblico e privato, con un’attenzione particolare alle startup e alle nuove imprese giovani e innovative.

Accanto agli investimenti, il piano punta sulle competenze. Il progetto «500 talenti per l’AI» prevede di selezionare cento persone ogni anno per cinque anni nei settori in cui l’Italia deve colmare i propri divari: algoritmi, semiconduttori, robotica e cybersicurezza. Una scommessa sul capitale umano necessaria per costruire una filiera tecnologica europea e non dipendere esclusivamente dalle piattaforme e dalle infrastrutture sviluppate altrove.

La questione, infatti, non riguarda soltanto la competitività delle singole aziende, ma gli equilibri economici e politici del continente. «Ciò che rende peculiare questa trasformazione è il fatto che la competizione non è solo fra Stati, ma tra pochi privati che hanno una concentrazione di potere enorme», osserva la presidente dei Giovani Imprenditori. Per questo, di fronte a una tecnologia destinata a incidere profondamente sulla società, occorre trovare «forme di governance multilaterale» capaci di contenere i rischi per le persone e per le democrazie senza soffocare l’innovazione.

Anghileri richiama anche il ruolo dell’intelligenza artificiale nella diffusione della disinformazione e nell’alimentare le divisioni politiche europee. «Un’Europa che smette di crescere, di innovare non diventa soltanto più povera: diventa più vecchia, più chiusa, più impaurita. Ricca di storia, povera di futuro». Il rischio è che il continente perda attrattività, mentre i giovani cercano altrove opportunità per realizzare le proprie ambizioni e le imprese devono fare i conti con una concorrenza sempre più difficile.

La sfida tecnologica si lega così a quella più generale della crescita. Costi dell’energia, burocrazia, costo del lavoro e instabilità normativa sono, secondo la presidente, altrettanti ostacoli alla competitività delle aziende italiane. «Un’impresa può compensare un singolo svantaggio, ma la debolezza dell’Italia è la somma degli ostacoli». Per affrontare progetti strategici come l’intelligenza artificiale, l’energia e il nucleare servono procedure semplificate e tempi più rapidi.

Da Capri Anghileri allarga quindi il messaggio alla politica, chiamata a scegliere quale ruolo assegnare all’Italia nella trasformazione in corso. «Analizzeremo con attenzione i vostri programmi per misurare, in ognuno di essi, la quota di futuro», annuncia rivolgendosi ai partiti in vista del voto. «Giudicheremo le proposte e, soprattutto, quanto siano realizzabili».

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