Ariston acquisisce Riello, salvi i posti di lavoro

Si conclude positivamente la vertenza Riello. Ariston Group acquisisce lo storico marchio e garantisce: nessuna chiusura di siti e nessun licenziamento. Soddisfatti i sindacati, che parlano di un futuro da affrontare «con maggiore fiducia» per lavoratori e territorio

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Lecco

Si chiude con un lieto fine una delle vertenze industriali che negli ultimi mesi aveva tenuto con il fiato sospeso lavoratori e territori. Al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ariston Group ha confermato l’acquisizione di Riello e ha presentato le linee guida del piano industriale che accompagnerà il rilancio dello storico marchio italiano leader nel settore caldaie e bruciatori.

Una svolta attesa da oltre un anno, da quando la multinazionale americana Carrier aveva annunciato il proprio disimpegno, aprendo interrogativi sul futuro occupazionale e produttivo del gruppo. In particolare, l’attenzione si era concentrata sulla sede di Lecco, centro di ricerca e sviluppo che occupa circa 150 addetti, dopo che in provincia di Sondrio era stato chiuso lo stabilimento di Morbegno, dove erano coinvolti 61 lavoratori

. L’elemento più importante emerso dall’ultimo incontro riguarda le garanzie offerte dal nuovo proprietario: nessuna chiusura di siti produttivi e nessun licenziamento. Ariston punta invece sulle complementarità industriali tra le due realtà, con l’obiettivo di rafforzare competitività e presenza sui mercati. Anche il ministro Adolfo Urso ha definito l’operazione “strategica” per il rafforzamento del Made in Italy.

Soddisfatti i sindacati Fim, Fiom e Uilm, che parlano di una conclusione positiva della vertenza. «Possiamo guardare con maggiore fiducia all’evoluzione della situazione», affermano le organizzazioni dei lavoratori, sottolineando come l’ingresso di Ariston rappresenti una garanzia di continuità industriale. Le sigle chiedono ora di conoscere nel dettaglio il piano operativo e annunciano un nuovo confronto entro la fine dell’anno. «Il nostro obiettivo resta la piena tutela dell’occupazione nelle fabbriche e negli uffici delle due realtà», spiegano i sindacati.

Dopo mesi di incertezza, la partita passa ora dalla difesa dell’occupazione alla costruzione di un progetto industriale. Per Lecco e per il sistema produttivo lombardo è una notizia che vale più di un passaggio di proprietà: è il ritorno di una storica azienda italiana sotto controllo italiano, con la prospettiva di tornare a crescere.

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