Assegno di inclusione: fioccano richieste nel Lecchese

La misura sostituisce il reddito di cittadinanza. La metà delle richieste viene respinte

Lecco

I patronati sindacali sono al lavoro sulle pratiche dell’assegno di inclusione (Adi), che ha sostituito il Reddito di cittadinanza e che anche in agosto è erogato in due tranche in base ai tempi di presentazione e accoglimento della domanda e di sottoscrizione del Pad, il patto di attivazione digitale: il 14 agosto l’Adi è stato accreditato a chi entro luglio ha presentato domanda e completato l’intero iter di approvazione, mentre da mercoledì scorso, 27 agosto, sono partiti gli accrediti a chi già aveva in corso le erogazioni dai mesi scorsi.

Da quest’anno la presa in carico da parte dei servizi sociali può avvenire anche con incontri online o a domicilio.

Fra le novità di quest’anno, l’innalzamento da 9.360 euro a 10.140 della soglia Isee di accesso, in aggiunta a un lieve aumento (da 6mila a 6.500 euro) della soglia di reddito famigliare, oltre l’aumento delle soglie per famiglie in affitto o con persone disabili.

A livello nazionale sono attese per settembre altre 72mila domande di rinnovo, più altre 35mila in ottobre, mentre solo per quest’anno è operativo un bonus una tantum fino a 500 euro. In base all’ultimo report dell’Istat sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie per gli anni 2023-2024, quasi un quarto della popolazione (23,1%) nel 2024 era a rischio povertà o esclusione sociale rispetto al 22,8% del 2023.

Il patronato Inas-Cisl ha gestito quest’anno per il territorio lecchese 262 richieste di Adi, Come Lecco abbiamo fatto 262 richieste, considerando che almeno il 50% sono rinnovi del beneficio già in corso dal 2024 e ora in scadenza della prima tranche. «Sul totale – afferma Pietro Ticozzi, vice responsabile del patronato Inas della Cisl di Monza Brianza e Lecco - ne è stata accolta circa la metà, di cui il 50% è stata respinta immediatamente e il resto riguarda la decadenza».

La percentuale di domanda è simile fra italiani e famiglie extracomunitarie, mentre l’importo dell’assegno varia a seconda della situazione Isee e della presenza o meno di invalidi: «Per una persona singola – afferma ticozzi - l’assegno è intorno ai 500 euro, ma in alcuni casi si arriva a poco più di mille euro. Per una famiglia costituita da madre senza lavoro e figlio affidato alla madre separata l’importo è intorno ai 1300 euro (ma inclusi i 500 euro di una tantum, quindi siamo sugli 800 euro), tuttavia l’aiuto aumenta con situazioni di disagio».

Ticozzi sottolinea che si tratta di «un tipo di pratica con molti vincoli, arrivano molte domande di cui un buon numero viene respinto per motivi soprattutto legati a voci particolari dell’Isee che spesso portano a non avere la prestazione. Ora c’è una richiesta molto alta perché ci sono in corso i rinnovi, ma ci sono tanti vincoli e tante forme di controllo. Mentre per gli anziani il requisito è età e reddito, per le famiglie conta la presenza di minori e di invalidi civili, situazioni molto più monitorate rispetto a com’era per il reddito di cittadinanza. Oggi la platea è molto più bassa rispetto al RdC ma nonostante l’innalzamento della soglia Isee molti che sono di pochi euro poco sopra il limite non hanno il diritto. Sul reddito di cittadinanza – conclude Ticozzi - non c’erano limiti su età, situazioni di invalidità. A favore dell’Adi rispetto al RdC è meno facile che ora avvengano frodi, ma a fronte del fatto che vi accede un limitato numero di persone».

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