Carburanti, i prezzi medi calano dopo il tetto

La diminuzione, pari a 11 centesimi al litro per la benzina e 13 centesimi per il gasolio a Lecco, è l’effetto del tetto al prezzo dei carburanti introdotto a partire da lunedì 28 settembre da Eni ed in seguito dalle altre principali compagnie, ovvero Ip, Q8 e Tamoil

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Lecco

Anche se non così netta come è stata la crescita negli scorsi mesi, prosegue la discesa dei prezzi dei carburanti. Lunedì 5 ottobre il prezzo medio negli 86 benzinai presenti in provincia di Lecco si attestava a 2,041 euro/litro per la benzina self-service e 2,239 euro/litro per il gasolio self-service. Sette giorni prima, ovvero lunedì 28 settembre, la benzina costava in media 2,149 euro/litro mentre il gasolio 2,367 euro/litro. Questo calo, pari a 11 centesimi al litro per la benzina e 13 centesimi per il gasolio, è l’effetto del tetto al prezzo dei carburanti introdotto a partire da lunedì 28 settembre da Eni ed in seguito dalle altre principali compagnie, ovvero Ip, Q8 e Tamoil. Solo Eni, controllata dallo Stato italiano, ha in realtà fissato con precisione un tetto massimo a 1,990 euro/litro per la benzina e 2,190 euro/litro per il gasolio mentre le altre compagnie hanno adottato un approccio “modulare e progressivo”.

Il risultato è che oggi in provincia di Lecco 41 distributori su 86 presentavano un prezzo della benzina inferiore ai 2 euro/litro e di questi 14 distributori, quasi tutti a marchio Eni e Ip, presentavano un prezzo della benzina pari o inferiore a 1,990 euro/litro. Lunedì 28 settembre solo 10 distributori su 86 registravano un prezzo della benzina inferiore ai 2 euro/litro. Considerando solo i sedici benzinai del capoluogo, il prezzo medio della benzina self-service è passato da 2,156 euro/litro di lunedì 28 settembre a 2,068 euro/litro di ieri mentre quello del gasolio self-service è sceso da 2,361 euro/litro di lunedì 28 settembre a 2,250 euro/litro di ieri. Nonostante il calo, il prezzo medio della benzina rimane molto lontano da quello di soli sei mesi fa, quando nel capoluogo era pari a 1,801 euro/litro. In termini pratici significa che fare un pieno di benzina ad un’auto con un serbatoio di 50 litri a inizio aprile costava 90,05 euro, una settimana fa costava 107,8 euro mentre ieri costava 103,4 euro.

In più occasioni i rappresentanti della categoria dei benzinai hanno spiegato che l’adeguamento ai prezzi stabiliti dalle compagnie è lento perché per i gestori dei distributori vendere a quelle tariffe merce acquistata a prezzi più elevati significa sostenere perdite da decine di migliaia di euro. È quindi necessario attendere che i distributori esauriscano le scorte e acquistino la merce nuova ai nuovi prezzi. Peraltro, nella giornata di ieri è definitivamente venuto meno il taglio delle accise introdotto dal governo di Giorgia Meloni in primavera e poi più volte prorogato e rimodulato. L’ultima versione di questo provvedimento, costato complessivamente oltre 2 miliardi di euro, era uno sconto delle accise sul gasolio di 6,1 centesimi. Rimane invece in vigore il meccanismo delle “accise mobili”, ovvero la riduzione automatica dell’aliquota dell’accisa se il prezzo di benzina o diesel sale oltre una determinata soglia. In ogni caso, l’auspicio è che l’intervento diretto delle compagnie petrolifere con l’introduzione di un tetto ai prezzi sul lungo termine possa incidere in maniera più profonda, nell’attesa di risvolti positivi nella crisi in Medio Oriente determinata dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, cioè la principale causa del “caro carburanti”.

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