Economia
Venerdì 04 Settembre 2026
Dopo il PNRR, le utility pronte a investire 825 miliardi: «Una leva per la crescita»
Presentato a Cernobbio lo studio TEHA-A2A sul futuro degli investimenti nel settore Energy & Utility. Fino a 825 miliardi entro il 2050, 300mila nuovi posti di lavoro e risparmi per famiglie e imprese. L’autonomia energetica italiana potrebbe salire dall’attuale 26% all’81%
Lettura 2 min.Chiusa la stagione del PNRR, la sfida per l’Italia è dare continuità agli investimenti e trasformare la spinta degli ultimi anni in una strategia strutturale di crescita. Una partita nella quale il settore Energy & Utility può giocare un ruolo da protagonista, arrivando ad attivare fino a 825 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2050, senza ricorrere al debito pubblico. È quanto emerge dal Position Paper «Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese», realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A e presentato oggi nell’ambito della 52ª edizione del Forum di Cernobbio.
La stima parla di 315 miliardi di euro entro il 2035, per arrivare a circa 825 miliardi nel 2050, pari a una media di 33 miliardi di euro all’anno nel periodo 2026-2050. Le risorse potrebbero essere destinate a nove ambiti strategici: dalle rinnovabili al nucleare, dalle infrastrutture elettriche e del gas ai sistemi di flessibilità della rete, passando per data center, teleriscaldamento, ciclo idrico, trattamento dei rifiuti e produzione di biometano.
Il ritorno per l’economia, secondo lo studio, sarebbe superiore al valore degli investimenti. Ogni euro investito potrebbe generare ricadute complessive pari a 4,1 volte l’investimento iniziale, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti lungo le filiere. Nel complesso, l’impatto economico supererebbe i 3mila miliardi di euro e gli investimenti potrebbero contribuire per circa il 10% alla crescita media annua del Pil nazionale fino al 2050. Sul fronte occupazionale, la stima è di fino a 300mila nuovi posti di lavoro diretti.
A beneficiare della trasformazione sarebbero anche famiglie e imprese. Una maggiore efficienza energetica accompagnata dalla completa elettrificazione dei consumi potrebbe consentire a una famiglia «full electric» di ridurre la spesa energetica di circa il 29%, fino a mille euro all’anno. Anche nello scenario di una elettrificazione parziale il risparmio medio stimato sarebbe di circa 700 euro l’anno. Per il sistema industriale, invece, l’aumento delle rinnovabili e la conseguente riduzione del costo dell’elettricità potrebbero tradursi in 80 miliardi di euro di risparmi cumulati entro il 2050.
Uno degli effetti più significativi riguarderebbe la sicurezza energetica. Secondo TEHA e A2A, l’autonomia italiana potrebbe passare dall’attuale 26% al 49% nel 2035, fino a raggiungere l’81% nel 2050, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali.
La transizione avrebbe inoltre ricadute ambientali. Gli investimenti potrebbero contribuire a ridurre del 36% le emissioni nazionali di CO₂ entro il 2050, evitando circa 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio. Nel settore dei rifiuti, il potenziamento degli impianti potrebbe portare ad azzerare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani, mentre nel ciclo idrico gli interventi sulle infrastrutture fognarie e di depurazione potrebbero evitare fino a 1,5 miliardi di euro di sanzioni europee.
Per il presidente di A2A Roberto Tasca, la fine del PNRR rappresenta «l’inizio di una prova di maturità per il nostro Paese»: l’obiettivo è trasformare la spinta straordinaria degli ultimi anni in una capacità stabile di modernizzazione e investimento. L’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini ha invece sottolineato come i circa 33 miliardi di investimenti annui possano diventare una leva per sicurezza energetica, decarbonizzazione, infrastrutture e competitività.
Il messaggio emerso da Cernobbio è dunque chiaro: concluso il PNRR, il testimone della crescita può passare anche alle utility, chiamate a trasformare la capacità di investimento in infrastrutture, occupazione e maggiore autonomia energetica.
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