Export in netto calo in provincia di Sondrio. «Segnale d’allarme, serve un piano mirato»

La provincia registra un -16,2% nelle vendite estere. L’allarme della Uil: serve un intervento per proteggere manifattura e occupazione.

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Sondrio

La Lombardia continua a essere il motore dell’economia italiana, ma la fotografia del sistema produttivo regionale restituisce anche un quadro fatto di forti differenze territoriali. La provincia di Sondrio fa registrare un calo del 16,2% su base annua delle esportazioni e la Uil valtellinese chiede un piano di sostegno mirato.

Il dato emerge dall’analisi della Uil Lombardia sullo stato di salute del sistema produttivo regionale. Nel complesso la Lombardia entra nel 2026 confermandosi una delle principali piattaforme produttive ed esportatrici del Paese: da sola realizza il 25,2% dell’export italiano, con il manifatturiero che rappresenta il 97% delle esportazioni regionali.

L’ammontare complessivo dell’export supera i 40,9 miliardi di euro, sostanzialmente stabile su base annua ma in calo del 6,5% su base congiunturale. Le importazioni si attestano invece a 42,8 miliardi, determinando un saldo commerciale negativo di circa 1,9 miliardi di euro.

La media regionale è composta però da performance molto diverse. Soltanto sei province su dodici hanno aumentato le esportazioni, tra cui Lecco, che con un +6,3% è seconda soltanto a Varese (+23,2%).

Una distanza territoriale che, secondo la Uil, rende necessario affiancare alla lettura complessiva della Lombardia un’analisi più puntuale delle singole economie locali.

«Il pesante crollo registrato dalla provincia di Sondrio rappresenta un segnale di forte allarme per la tenuta economica della Valtellina» sottolinea Fabrizio Tresoldi, coordinatore Uil di Sondrio. Il problema non riguarda soltanto il valore delle merci vendute sui mercati esteri. In un territorio montano e caratterizzato da una maggiore fragilità strutturale rispetto alle aree più industrializzate della regione, una contrazione così marcata dell’export può avere effetti a cascata sulla produzione e sull’occupazione.

«Un contraccolpo così profondo – prosegue Tresoldi – riflette la marcata vulnerabilità delle produzioni locali di fronte alle turbolenze dei mercati internazionali e, al contempo, evidenzia la necessità di preservare il tessuto manifatturiero ed agroalimentare delle aree montane».

Il quadro regionale conferma del resto una fase di forte polarizzazione. Alcuni comparti continuano a crescere, come mezzi di trasporto (+12,1%) e farmaceutica (+9,7%), mentre altri accusano arretramenti significativi: tessile, abbigliamento e pelli (-7,9%), chimica (-6,1%) e macchinari (-5,5%). Anche sul fronte dei mercati internazionali le dinamiche sono differenti. Aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e verso l’Unione europea (+1%), mentre diminuiscono quelle dirette negli Stati Uniti (-4,4%).

A preoccupare è anche l’evoluzione della cassa integrazione. Nel complesso la Cig diminuisce del 14,4%, mentre la Cigo scende del 26,2%. Cresce però del 14,9% la Cigs, lo strumento maggiormente associato a processi di riorganizzazione, crisi aziendali e contratti di solidarietà. Un elemento che, secondo la Uil, merita particolare attenzione perché può rappresentare un indicatore anticipatore delle difficoltà che interessano alcune realtà produttive.

«In un territorio isolato e strutturalmente più fragile come quello valtellinese – evidenzia Tresoldi – il calo dell’export rischia di trasferirsi rapidamente sull’occupazione e di alimentare il ricorso alla cassa integrazione». Da qui la richiesta di un intervento specifico per la provincia di Sondrio, capace di intervenire sulle peculiarità del territorio. Tra le priorità indicate dalla Uil ci sono la valorizzazione delle filiere d’eccellenza valtellinesi, il sostegno alla manifattura e all’agroalimentare, il rafforzamento delle infrastrutture di collegamento e il miglioramento della competitività delle imprese locali.

«È urgente attivare un intervento di sostegno - conclude Tresoldi – affinché la Valtellina non venga emarginata dai grandi flussi dello sviluppo regionale».

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