Fiocchi munizioni compie 150 anni: «Da noi generazioni di lecchesi»

L’azienda festeggia l’anniversario con la città. Il presidente: «Rispettiamo da sempre i dettami della Costituzione»

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Lecco

Fiocchi e Lecco sono un binomio inscindibile. La più prestigiosa fabbrica di munizioni d’Italia nata a Lecco esattamente 150 anni or sono (1876 la data di nascita), ha contribuito alla prosperità e al progresso della città. Stefano Fiocchi, quinta generazione di questa storica famiglia, è presidente della Fiocchi Munizioni anche se, per la prima volta nella sua storia, la proprietà è passata da questa stirpe a una multinazionale cecoslovacca il Gsg (Czechoslovak group).

Ma i 150 anni sono un grande traguardo per tutta la fabbrica, i suoi operai, le maestranze, la dirigenza. «Questo è un grandissimo traguardo sia come azienda che personale e essere arrivati a questo compleanno con la quinta generazione di Fiocchi ancora all’interno è una soddisfazione. Per dare un futuro alla società, adesso la proprietà è passata dalla famiglia al più grosso gruppo mondiale dell’evoluzione del piccolo carico, che certamente continuerà a dare un futuro alla nostra fabbrica. Ma la Fiocchi, per quanto a volte sia anche un po’ osteggiata, ha rappresentato sempre un polo industriale che ha dato lavoro in questi centocinquant’anni a decine e decine di migliaia di persone, contribuendo sicuramente allo sviluppo della città e anche nel sociale. Se penso che ai tempi del mio bisnonno erano stati costruiti l’asilo, le case per i dipendenti, l’Istituto Fiocchi, si capisce come la Fiocchi non abbia pensato sempre e solo a sé stessa. Anzi... Quando adesso si parla di welfare, i miei bisnonni l’avevano già fatto nella concretezza».

Certo, Stefano Fiocchi si dispiace che l’asilo, per mancanza di bambini, sia chiuso. «Non è stato più impiegato da 10 anni perché non ci sono più bambini, ma all’epoca era per i dipendenti, per i loro. Come le case Fiocchi e anche l’istituto Fiocchi che adesso non ha più niente a che vedere con l’azienda però nacque, come l’istituto Badoni, sostanzialmente per il suo legame con la fabbrica. Credo che per la città sicuramente le aziende come la Fiocchi siano state sicuramente motivo di sviluppo importante e punti di riferimento».

Adesso gli operai dello stabilimento di Lecco sono più di 800, 8 00 famiglie che vivono per il lavoro dato da questa fabbrica. «E se moltiplichiamo questi operai per i 150 anni di vita non so fare un conto di quanti lecchesi abbiano prosperato grazie alla Fiocchi. Poi una volta ce n’erano di più, di operai, anche se nella storia produttiva ci sono stati dei cali e poi siamo ricresciuti».

Fiocchi produce munizioni di piccolo calibro, soprattutto per tiro sportivo, caccia e poi per gli eserciti, ma non quelli attualmente belligeranti. Soprattutto in ambito Nato. Le polemiche, però, non mancano mai visto il tipo di produzione. «Non produciamo di sicuro cioccolatini, questo è poco ma sicuro. Però noi abbiamo sempre operato nell’ambito della legalità, e ci manchi che, del rispetto delle leggi internazionali che sono molto stringenti, quindi è chiaro: le munizioni vanno agli eserciti, ma per la difesa. In questo rispettiamo anche il dettato della Costituzione italiana. Questo fa la Fiocchi e questo farà anche nel futuro. Quando dicono “via la Fiocchi” da Lecco, io li manderei dalle famiglie dei miei dipendenti a chiedere cosa ne pensano, perché una fabbrica così, che dà lavoro a tante persone, non può essere criticata a priori. Ma per quello che fa, al di là della produzione che, ripeto, è molto delicata, in tutti i sensi».

Tra l’altro Stefano Fiocchi è un industriale che, però, oltre alla gavetta, ha provato su se stesso cosa vuol dire fare il «soldato», difendere la propria patria. Lontanissimo dalle idee di Vannacci, anche se di questo Fiocchi non vuole parlare, Stefano è stato ufficiale pilota, nell’Aviazione Militare sui vecchi (e difficili da pilotare) F104 negli anni fino al 1989, anno di caduta del muro: «C’era ancora la cortina di ferro. E ho volato in ambito Nato con americani, tedeschi, tutti i paesi della coalizione, sostanzialmente. Si facevano queste esercitazioni congiunte in Italia o all’estero a seconda del possibile teatro operativo. Sono stato in Turchia, in Germania, in Belgio, in Olanda. È stata un’esperienza incredibile, molto formativa, ma non sono pentito di essermi dedicato all’azienda, dopo. Ho un ottimo ricordo, però non sono pentito di essere venuto via. Certo, quando ci penso, quelle sono sensazioni che non si ripetono facilmente. Prima di quell’esperienza avevo anche fatto il carabiniere di leva, dopo il liceo. E nel 1984 sono entrato in aeronautica militare, dall’84 all’89».

La situazione internazionale quando Fiocchi ha lasciato l’Aeronautica sembrava volgere al meglio. Ora sembra puntare al peggio: «Una situazione complicata. Se ne potrebbe parlare per ore. Ma io sono sempre ottimista. Sempre. È doveroso esserlo e lavorare per la pace».

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