Economia / Morbegno e bassa valle
Mercoledì 07 Agosto 2019
Forcola aperta e posti letto: Poschiavo si dice scettica
La proposta avanzata da Livigno in vista del 2026non sembra scaldare troppo gli operatori grigionesi.
Lettura 1 min.Prenotazioni assicurate in cambio del passo della Forcola aperto anche in inverno? No grazie. Non sembra essere abbastanza allettante la proposta che Livigno ha fatto alla Valposchiavo e più in generale all’Engadina. Una proposta strettamente legata alle Olimpiadi del 2026 che vedranno l’Alta Valtellina ospitare tappe importanti dei giochi invernali. E senza la “scorciatoia” che consentirebbe di accorciare le distanze con Milano – via Svizzera appunto – gestire un simile evento rischia di diventare complicato, anche sotto il profilo della capacità ricettiva. Il Piccolo Tibet, ad esempio, può contare su 4800 posti in albergo e 7000 nelle seconde case. Il bacino della Valposchiavo si ferma a 800 posti - tra strutture alberghiere e seconde case - mentre quello dell’Engadina raggiunge numeri interessanti.
Scettico a dir poco, è ad esempio Bruno Raselli, proprietario e gestore - siamo alla quarta generazione e la quinta è già pronta a raccogliere il testimone - dell’Hotel Raselli di Le Prese, recentemente rinnovato con un investimento che supera i due milioni di franchi.
«Il nostro focus è sul turismo estivo e non riesco a credere che chi sceglie Livigno per le vacanze invernali poi accetti di venire da noi a pernottare... Sono un operatore e quindi parlo contro il mio stesso interesse, ma il rischio è quello di doverci sobbarcare oltre al traffico estivo da e per Livigno anche quello invernale e non credo sia questa la direzione che la nostra destinazione intende imboccare».
Sulla stessa lunghezza d’onda il collega Flavio Lardi, dirimpettaio di Raselli con il suo hotel La Romantica a Le Prese, albergo a conduzione familiare che tra quest’anno e il prossimo sarà rinnovato completamente (anche qui parliamo di due milioni di investimenti). «Credo si debba fare un ragionamento approfondito anche riguardo ai costi. L’Italia - sostiene - spende in media un terzo rispetto alle strutture ricettive elvetiche e anche se il lavoro fa gola a tutti, non possiamo certo tenere aperto in inverno - quando normalmente siamo chiusi - per garantire i prezzi italiani. Se poi dobbiamo andare su un turismo di massa e non di qualità, allora proprio direi che non ci siamo. Quello che voglio dire - conclude Lardi - è che siamo disponibili a sederci a un tavolo, ma non per fare gli interessi di Livigno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA