Fusione con Bper: «Rimane a Sondrio una forte identità»

Il 20 aprile Elvio Sonnino, consigliere delegato di Bps sottolinea il mantenimento della direzione regionale «Più robusti senza perdere il legame con il territorio»

Sondrio

Una fusione che punta alla dimensione, ma senza tradire la prossimità. È questo il filo conduttore delle parole di Elvio Sonnino, consigliere delegato della Banca Popolare di Sondrio, nel descrivere il passaggio che il 20 aprile segnerà l’ingresso definitivo dell’istituto valtellinese nel gruppo Bper.

Sul piano sociale, il gruppo modenese conferma un forte impegno già avviato

Un’operazione complessa, costruita nei mesi e destinata a ridisegnare equilibri e prospettive, soprattutto nei territori di Lecco e Sondrio.

Il primo obiettivo dichiarato è la continuità. «I clienti devono poter continuare a lavorare senza avere nessun impatto», spiega Sonnino, sottolineando come il lavoro preparatorio sia iniziato già da agosto per garantire un passaggio il più possibile indolore . Il cambiamento più rilevante sarà tecnico, con il passaggio al sistema informativo Bper e la migrazione completa dei dati, ma senza effetti sostanziali su rapporti, condizioni e servizi.

La relazione con il cliente

Un punto chiave è la tutela della relazione con il cliente. Le insegne resteranno quelle della Popolare di Sondrio, le filiali manterranno volti e riferimenti abituali. Una scelta che non è solo simbolica: “È un investimento per mantenere il legame e non disorientare la clientela” . In un territorio storicamente diffidente verso le grandi aggregazioni, il messaggio è chiaro: cambiano i processi, non l’identità percepita.

Ma la fusione non è solo difensiva. Sonnino insiste sulle opportunità. Una banca più grande significa maggiore capacità di credito e più strumenti per accompagnare imprese e famiglie. «Una banca più robusta e patrimonializzata può supportare adeguatamente la crescita», evidenzia, richiamando anche possibili vantaggi sul fronte dei costi grazie alle economie di scala .

C’è poi il tema, tutt’altro che secondario, del radicamento territoriale. La scelta di mantenere una direzione regionale a Sondrio, con competenze estese anche su Lecco, Como e Monza-Brianza, indica la volontà di non centralizzare tutto su Milano. Al contrario, si punta a un modello in cui il territorio resta nodo decisionale e non semplice periferia operativa.

Sul piano sociale, il gruppo conferma un impegno già avviato: 20 milioni di euro destinati negli ultimi tre anni a iniziative locali, cifra che sarà replicata nel prossimo ciclo. Un segnale che prova a rassicurare comunità e amministrazioni sul fatto che la banca non diventerà un soggetto distante, ma continuerà a sostenere progetti, associazioni e sviluppo locale.

Fuori confine

Non manca uno sguardo internazionale, con asset come Bps Suisse che resteranno autonomi e rappresentano un valore strategico per il gruppo. Ma anche qui la linea è quella dell’equilibrio: crescita e apertura senza perdere la dimensione originaria.

In definitiva, la visione di Sonnino è quella di una banca che cambia scala senza cambiare pelle. Un’operazione che punta a rafforzare la capacità competitiva, cercando allo stesso tempo di non rompere quel rapporto fiduciario costruito negli anni. Impresa non semplice, perché i clienti, come ammette lo stesso Sonnino, «si fidano, ma fino a un certo punto» . E infatti la vera prova non sarà il 20 aprile, ma quello che succederà dopo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA