Economia / Lecco città
Giovedì 05 Novembre 2026
Guido Guidesi: «Energia e filiere. Regione in campo per le imprese»
L’assessore allo Sviluppo economico parla del ruolo di ricerca e formazione sul futuro delle aziende lecchesi. «Il bando regionale? Il trasferimento tecnologico saprà rafforzare il tessuto imprenditoriale locale»
Lettura 3 min.Energia alle stelle, dazi, filiere sotto pressione. Eppure, mentre il mondo produttivo cerca un nuovo equilibrio, Lecco punta su una frontiera che pochi avevano previsto: l’economia della longevità. Con la Zona di Innovazione e Sviluppo nata attorno al campus del Politecnico e del CNR, il territorio si candida a diventare un punto di riferimento continentale. Ne abbiamo parlato con l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi.
«Va dato atto a Lecco di aver dimostrato protagonismo, progettualità e contenuti nel merito delle ZIS»
Assessore, la congiuntura internazionale mette ogni giorno alla prova le imprese lecchesi. Cosa fa la Regione per stare al loro fianco?
Svolgiamo tre ruoli. Il primo è mettere a disposizione strumenti finanziari che aiutino le imprese a innovare, investire e anticipare i tempi, e la partecipazione ai nostri bandi dimostra che è un sostegno concreto. Il secondo è quasi un ruolo sindacale: difendiamo il nostro ecosistema cercando di far cambiare rotta ad alcune regole europee che penalizzano il sistema produttivo, e chiediamo al Governo grande attenzione verso partite IVA e imprese, perché sono le uniche a generare lavoro. Il terzo è fare da connettore: la competitività del futuro non dipenderà solo dal piano industriale della singola azienda, ma da quanto formazione, ricerca, università e trasferimento tecnologico sapranno lavorare insieme al servizio di settori specifici.
Ed è proprio questa la logica della ZIS lecchese.
Esatto. Ma voglio dirlo chiaramente: la scelta non l’abbiamo fatta noi, l’ha fatta il territorio. Va dato atto a Lecco di aver dimostrato protagonismo, progettualità e contenuti. La Regione costruisce la cornice e motiva i territori a fare proposte. Questa è nata da una peculiarità: Lecco eccelle ed è diversa dagli altri territori proprio in questo settore. Per questo è stata riconosciuta come capitale lombarda della materia e, se le cose evolveranno come speriamo, diventerà un punto di riferimento a livello europeo. È l’ambizione da avere.
Il Lecchese è anche terra di terzisti, molti legati all’automotive. Cosa chiedono oggi le aziende?
Le imprese sono totalmente aperte alle nuove sfide, anche grazie al principio sacrosanto della neutralità tecnologica. Ma oggi chiedono soprattutto di risolvere il problema strutturale del costo dell’energia: è il tema dei temi. Gran parte delle competenze è europea, ma alcune cose si possono fare anche a livello nazionale, a partire dalla trasparenza su come si calcola il prezzo dell’energia, che permetterebbe di ridurre l’influenza della speculazione finanziaria. Senza interventi il rischio è doppio: che le aziende energivore si fermino, perché nessuno produce in perdita, e che le famiglie riducano i consumi per pagare le bollette.
Esiste una via d’uscita per la componentistica auto?
Stiamo lavorando sulla produzione di biocarburanti, trasformando le raffinerie in bioraffinerie: è sostenibilità ambientale, ma anche garanzia di continuità occupazionale. Li usiamo già per gli aerei. La speranza, anche alla luce della discussione in corso al Parlamento europeo, è di poterli usare per le auto. Così si salvaguarderebbero le tante aziende e il loro know-how.
Proprio a Lecco avete premiato le attività storiche. Perché è importante?
Parliamo di commercianti e artigiani che resistono da oltre quarant’anni, spesso in luoghi dove un business plan sembrerebbe impensabile. Se hanno resistito garantendosi l’autonomia economica, sono una ricetta vincente. A un convegno con economisti e finanzieri dissi: studiatevele. Credo che il segreto stia in due elementi molto umani: l’attività coincide con la storia della famiglia ed è totalmente integrata nella comunità. Il tema non è la dimensione d’impresa, ma il suo ruolo economico, culturale e sociale. Per questo non c’è solo il riconoscimento, ma anche uno strumento dedicato.
E le piccole imprese inserite nelle filiere?
Pensiamo all’artigiano che rifornisce un capofila protagonista sui mercati internazionali: quel capofila vince anche grazie a lui. Per questo abbiamo creato la strategia delle filiere. Il pensiero non può più andare alla categoria, commerciante, artigiano o industria, ma al settore e alla complementarietà al suo interno.
Il territorio lecchese ha anche molte aree interne. Come evitare che si spengano?
Dobbiamo sfruttare la voglia di molte giovani coppie di lasciare i grandi centri urbani. Ma non basta un sostegno economico: servono servizi diversi da quelli di una volta. Se una giovane donna lavora in smart working, deve avere una connessione che glielo consenta anche nel paese più piccolo; servono trasporti per i bambini. Il pubblico deve adeguarsi a queste nuove esigenze, se vuole favorire una tendenza che può essere davvero positiva.
Infine i dazi americani. Si aspetta una nuova apertura?
Me la auguro. I dati sull’export dimostrano che noi non possiamo fare a meno del mercato statunitense e loro dei nostri prodotti. Per competere con la Cina, la cui concorrenza non è equa tra costo del lavoro, energia, regole ambientali e investimenti pubblici, all’Europa serve un mercato più ampio: un nuovo patto atlantico commerciale con regole trasparenti.
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