Il commercio di vicinato si spegne: Lecco perde 123 negozi, Sondrio 88

Dal 2019 al 2025 il commercio al dettaglio ha perso il 21,8% delle imprese a Lecco e il 25,7% a Sondrio, la flessione più pesante tra i capoluoghi lombardi. Confesercenti lancia la raccolta firme per sostenere le attività di prossimità

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Lecco e Sondrio

Dal 2019 al 2025 il commercio al dettaglio del capoluogo lecchese ha perso 123 imprese, passando da 565 a 442 attività registrate: un calo del 21,8% e una ricchezza sottratta al territorio stimata in 18 milioni di euro.

A Sondrio città il conto è ancora più pesante in percentuale: da 342 a 254 imprese, meno 88, con una flessione del 25,7% che è la peggiore fra tutti i capoluoghi lombardi. Sono i numeri diffusi da Confesercenti alla vigilia delle due giornate nazionali di raccolta firme in programma mercoledì 9 e giovedì 10 settembre.

Allargando lo sguardo all’intero territorio provinciale, Lecco registra 473 attività in meno (da 2.594 a 2.121, meno 18,2%) per una perdita stimata di 71 milioni di euro. Sondrio ne perde 332 (da 1.912 a 1.580, meno 17,4%), pari a quasi 50 milioni. Sono le due province lombarde più colpite dopo Mantova, sopra la media regionale, ferma al meno 12,2%, e sopra anche il dato nazionale del meno 13,4%.

A svuotarsi non sono solo le saracinesche, ma anche i banchi di lavoro. In provincia di Lecco gli addetti del commercio al dettaglio scendono da 6.887 a 5.463: 1.424 posti in meno, il 20,7%, con il calo diviso in parti uguali fra lavoro dipendente e lavoro autonomo, 712 unità ciascuno. Nel capoluogo la contrazione arriva al 22,9%. A Sondrio città gli addetti passano da 684 a 565, ma il dettaglio racconta una storia precisa: i dipendenti restano fermi, a scomparire sono 120 lavoratori indipendenti, quasi un terzo del totale. È la fotografia di un commercio che non si limita a ridursi, ma cambia natura, arretrando proprio dove è fatto di titolari, botteghe e imprese familiari.

Il quadro nazionale su cui si innestano i dati lombardi parla di 111.455 attività commerciali chiuse fra il 2019 e il 2025 e di oltre 16 miliardi di euro sottratti ai territori. La stima di Confesercenti si fonda su un criterio semplice: per 100 euro spesi in un negozio fisico, 70 restano radicati nel territorio; per 100 euro spesi online, 70 se ne vanno altrove.

Da qui la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana dei servizi di prossimità”, che punta a introdurre le ZESpro, Zone Economiche Speciali di Prossimità: agevolazioni fiscali, sostegno finanziario e semplificazione amministrativa per le attività dei quartieri, dei centri urbani e dei piccoli comuni. Servono 50.000 firme perché il testo arrivi in Parlamento.

«Difendere il commercio di prossimità non significa difendere il passato. Significa decidere quale modello di città e di territorio vogliamo per il futuro», dichiara Lionello Bazzi, presidente di Confesercenti Lecco. «I numeri che presentiamo servono proprio a rendere visibile un fenomeno che tutti percepiamo: quando scompare un’attività commerciale, il territorio perde qualcosa che va ben oltre il singolo negozio». Bazzi ringrazia poi le amministrazioni locali e i rappresentanti politici lecchesi che hanno scelto di sostenere l’iniziativa «al di là delle diverse appartenenze», segno che «la difesa del commercio di prossimità non sia una battaglia di parte, ma una questione che riguarda la qualità e il futuro delle nostre comunità».

A Lecco si potrà firmare mercoledì 9 settembre, dalle 10 alle 12, allo stand allestito al mercato cittadino. La raccolta resta aperta online fino a fine ottobre sul portale del ministero della Giustizia.

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