Lavoro, Sondrio maglia nera in Lombardia tra i giovani: occupazione al 71,2%

Tra i 25 e i 34 anni la provincia di Sondrio registra il tasso di occupazione più basso della regione e la disoccupazione più alta: 10,5%, contro il 4% lombardo. I dati dell’analisi AstraRicerche per Manageritalia evidenziano il divario con il resto della Lombardia

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Sondrio

La Lombardia è tra le regioni italiane dove i giovani adulti trovano lavoro più facilmente, ma la provincia di Sondrio resta distante dal risultato regionale. Tra i 25 e i 34 anni il tasso di occupazione si ferma al 71,2%: è il valore più basso fra le province lombarde, pur restando superiore alla media nazionale del 68,4%. Ancora più marcato il divario sul fronte della disoccupazione, che nella stessa fascia d’età raggiunge il 10,5%, contro il 4% regionale e il 9,5% italiano.

È la fotografia dell’analisi realizzata da AstraRicerche per Manageritalia Lombardia su dati Istat, presentata durante l’assemblea dell’associazione. I tassi di occupazione e disoccupazione si riferiscono alle persone residenti e sono calcolati come media dei valori annuali del triennio 2023-2025: non descrivono dunque un singolo anno, ma un periodo più ampio. Il dato invita a guardare oltre il risultato complessivo della regione.

In Lombardia lavora l’80,1% dei giovani adulti, quasi nove punti percentuali in più rispetto alla provincia di Sondrio. In testa alla classifica regionale c’è Varese, con l’82,4%, seguita da Milano con l’81,9%. Como raggiunge l’80,8%, Monza e Brianza l’80,5%, Bergamo l’80,3% e Brescia l’80,2%. Sondrio presenta anche il tasso di disoccupazione più alto della regione per i 25-34enni. Il confronto con Bergamo è significativo: qui l’indicatore scende al 2,1%. A Milano è al 4,1%, vicino alla media lombarda. Il tasso di disoccupazione misura la quota di persone senza lavoro fra chi è occupato o lo cerca attivamente: non va quindi confuso con la percentuale di tutti i giovani che non lavorano.

Numeri che restituiscono un mercato del lavoro tutt’altro che uniforme e che, da soli, non spiegano le ragioni del divario sondriese. Per comprenderlo servirebbe approfondire la struttura della domanda di lavoro, le condizioni offerte e le scelte delle persone che vivono o lasciano il territorio. «La Lombardia parte da una posizione di forza» osserva Antonio Bonardo, presidente di Manageritalia Lombardia. Una forza che, avverte, va difesa proprio alla luce delle differenze tra Milano e il resto della regione.

L’analisi richiama anche il tema del valore aggiunto per occupato, indicatore della ricchezza prodotta in rapporto al numero di persone che lavorano sul territorio. Posta a 100 la media italiana, nel 2023 la provincia di Sondrio raggiunge quota 103 nell’insieme dell’economia e 101 nel terziario di mercato, escluso il settore immobiliare. Valori appena superiori alla media nazionale, ma distanti da quelli lombardi, rispettivamente pari a 119 e 125. Milano arriva a 132 nell’economia complessiva e a 145 nel terziario di mercato, prima in Italia in entrambi i casi. Il dato riguarda le attività con sede nel territorio e comprende quindi anche il contributo di chi vi lavora pur risiedendo altrove.

Per Bonardo la sfida è portare nelle altre province competenze e qualità dei servizi oggi concentrate soprattutto nell’area milanese, coinvolgendo le piccole e medie imprese. Tra le proposte dell’associazione figurano incentivi per inserire figure manageriali nelle Pmi, anche temporaneamente o a tempo parziale, percorsi di affiancamento agli imprenditori e strumenti per favorire l’incontro tra aziende e professionisti qualificati. Alla questione delle opportunità si affianca quella della qualità della vita.

Un’altra indagine AstraRicerche, distinta da quella sul lavoro lombardo, ha coinvolto oltre duemila giovani tra i 18 e i 34 anni in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito per capire come le nuove generazioni progettano il futuro. Nel campione internazionale il 24,8% giudica alta o molto alta la propria qualità della vita. La casa è la prima fonte di preoccupazione: il 64,3% teme di non potersi permettere o mantenere un’abitazione adeguata; la quota sale al 73% in Italia e in Spagna. L’instabilità lavorativa preoccupa il 57,1% degli intervistati.

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