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Venerdì 20 Marzo 2026
Lecco, assunzioni: a marzo duemila ingressi. Rallenta l’occupazione
I dati Secondo Excelsior sono 1970 le entrare previste nel sistema produttivo lecchese, in calo rispetto al 2025. Dadati: «Con le crisi in corso, i datori sono più prudenti»
Lecco
Sono 1.970 le entrate previste nel mese di marzo 2026 in provincia di Lecco, secondo il bollettino Excelsior. Un dato che si inserisce in una fase di rallentamento rispetto allo scorso anno e che riflette un clima economico più prudente, trasversale ai settori. Il 57% delle opportunità si concentra nei servizi, mentre il sistema produttivo resta fortemente ancorato a imprese di piccola dimensione, con il 60% delle assunzioni previste nelle aziende sotto i 50 dipendenti.
Le difficoltà
A pesare è soprattutto il quadro internazionale. «La principale evidenza è il calo complessivo dei lavoratori rispetto all’anno scorso, un segnale che si coglie dalle difficoltà sui mercati negli ultimi periodi, sia nella manifattura sia nei servizi», osserva Fabio Dadati, imprenditore turistico lecchese e membro di giunta della Camera di Commercio Como-Lecco con delega al turismo. «Le nostre aziende lo stanno vivendo concretamente, in particolare per la crisi del settore automotive e il legame con la Germania, entrata in recessione, che ha portato a una riduzione della produzione e quindi a maggiore prudenza».
Il rallentamento coinvolge anche il turismo, che negli ultimi anni aveva trainato parte della crescita locale. «Si percepisce una presenza ancora elevata di visitatori, ma i dati regionali indicano un calo intorno al 4% rispetto al 2024 tra arrivi e presenze», spiega Dadati «La sensazione è che ci siano tanti turisti, ma in realtà sono leggermente meno dell’anno precedente». A incidere è anche la struttura dell’offerta, sempre più orientata verso le case vacanza, con un impatto occupazionale più limitato rispetto all’ospitalità alberghiera e alla ristorazione.
Il contesto generale si traduce in un cambio di atteggiamento. «Non si può dire che le imprese vadano male, ma la tendenza è cambiata. Dopo la ripartenza post Covid c’era più slancio, oggi prevalgono prudenza e una certa costernazione», sottolinea Dadati, richiamando anche il peso dei costi energetici e delle tensioni geopolitiche.
Dal punto di vista della qualità del lavoro, emerge un elemento critico: solo il 24% delle entrate previste sarà stabile, tra tempo indeterminato e apprendistato, mentre il restante 76% sarà a termine. Una quota elevata, che riflette in parte la stagionalità di alcuni comparti, ma che evidenzia anche una fragilità strutturale. «Il fatto che ci siano così tanti contratti a tempo determinato non è un valore», osserva Dadati. «Il valore è la continuità del rapporto di lavoro, che dà fiducia e stabilità all’economia e alla comunità». Nel complesso, il mercato del lavoro lecchese appare in una fase di transizione: meno espansiva rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia, più esposta alle dinamiche globali.
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